I fiumi di Mestre sono il Marzenego

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IL MARZENEGO SCOMPARE E COMPARE IL CANALE OSELLINO (Junior)

 

Carissima Compagnia Gongolante,

proprio così, a monte del piazzale gen. Cialdini scorre il Marzenego, a valle del piazzale gen. Cialdini il canale Osellino. Avrete notato che sul Marzenego non abbiamo mai visto una barca mentre sul canale Osellino ne vedremo migliaia.

l’inizio del canale Osellino fotografato da piazzale Generale Enrico Cialdini con il ponte di via Cristoforo Colombo

l’inizio del canale Osellino fotografato da piazzale Generale Enrico Cialdini con il ponte di via Cristoforo Colombo

Inizio del canale Osellino dal ponte Cristoforo Colombo (l’Osellino è navigabile per cui si vedono barche e motoscafi ormeggiati)

Inizio del canale Osellino dal ponte Cristoforo Colombo verso monte (l’Osellino è navigabile per cui si vedono barche e motoscafi ormeggiati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Cartello collocato dal Lions Club all’inizio del canale Osellino sulla sinistra canale all’inizio di Riviera Marco Polo

Il cartello collocato dal Lions Club all’inizio del canale Osellino

 

Il canale Osellino inizia qualche metro più in là in corrispondenza del ponte Cristoforo Colombo per tutti salvo che per il cartello posto alla base del ponte dove si dice che trattasi ancora del Marzenego, come risulta ufficialmente.

Il Marzenego uscito da Mestre, fino al 1785, se ne andava a scodinzolare in giro per la campagna curvo e sinuoso come un anaconda allagando, un giorno si e un giorno anche, tutto il bacino, assieme agli altri tre ragazzacci del Dese, Zero e Sile, sfociando in laguna, con un ampio delta nella zona in cui sorge oggi il parco San Guliano.

I trevigiani (Mestre fino al 1300 era trevigiana) lasciavano sfogare i giovinastri, ma i veneziani non la pensavano alla stessa maniera.

Quei quattro fiumicelli di risorgiva, dopo la vittoria sulla Brenta e sul Musone, erano diventati il loro nemico interno.

I veneziani temevano infatti molto più dell’acqua alta l’acqua meschizza (trad. mischiata), ovvero l’unione dell’acqua dolce con quella salsa (salata) della laguna.
L’acqua mescolata perdeva salinità, si sviluppavano i canneti, i canneti trattenevano il fango, il fango attirava le zanzare e con le anofeli arrivava la mal-aria.
I veneziani iniziarono facendo un argine, agli inizi del 1300, lungo il margine della laguna cosichè gli schizzi d’acqua dei fiumicelli non arrivassero in laguna a guastarne l’aria.

Non bastò e all’inizio del 1500 intestarono (sbarrarono) il Marzenego, che, tra l’altro, tendeva ad interrare con i suoi detriti l’appena scavato canal Salso, dalle parti dell’attuale forte Marghera e realizzarono il canale Osellino (senior) che porta l’acqua del Marzenego verso nord lungo l’argine che corre sul margine della laguna costruito nel 1300.
Non bastò neanche quello e, dopo aver speso qualche milione di ducati in vari tentativi, nel 1784 ebbero l’idea di rettificare il Marzenego costruendo il canale Osellino (junior) che essendo diritto doveva favorire lo smaltimento delle acque del Marzenego.
Forse il cartello è stato messo prima del 1784 o ideato allora e messo nel secolo scorso causa lungaggini burocratiche, fatto sta che da ponte Colombo il canale Osellino parte bello diritto affiancato da due belle riviere.

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Il canale Osellino dal ponte Colombo

Riviera Marco Polo

Riviera Marco Polo

Riviera Coronelli

Riviera Coronelli

 

 

 

 

 

 

Un cormorano apre le ali per asciugarle al sole

Un cormorano apre le ali per asciugarle al sole

Dopo cinquecento metri e una lieve curva l’Osellino Junior incrocia via Vespucci. A valle di via Vespucci riprende la sua andatura non proprio rettilinea e scopriamo che come il Marzenego era il regno delle anatre, dei colombi e dei gabbiani, l’Osellino è il regno dei cormorani.

A valle dell’incrocio con via Vespucci, l’Osellino lascia ogni esitazione e si avvia dritto come un fuso lasciando sulla sinistra fiume parco Allende.

Al ponte di via Vallenari Bis (sic!) l’Osellino arriva diritto e riparte sempre più diritto facendo dimenticare che proprio in questa zona. alla fine di via Vallenari Bis, c’è via Porto di Cavergnago, toponimo che ricorda il porto romano che sorgeva lungo il Marzenego.
A ricordarci che siamo sull’Osellino ci pensa il cartello sul ponte di via Pertini da cui si apprezza il rettilineo a monte che prosegue verso valle lasciandosi sulla sinistra fiume l’omonimo bosco dell’Osellino.

Il nuovo Ponte di via Vallenari scavalca l'Osellino...

Il nuovo Ponte di via Vallenari scavalca l’Osellino…

...che scorre rettilineo da monte...

…che corre a monte…

... e continua rettilineo verso valle

… e continua rettilineo verso valle

 

Dopo due km e mezzo da ponte Colombo arriviamo alla rotondona con passerellone di parco San Giuliano e li ho combinato la mia imboccando in macchina il passaggio a fianco dell’Hotel Russot e finendo dentro al parco. La colpa è come al solito di quell’infedele e infingarda cartina stradale cui continuo a prestar fede anche dopo che ha dato più di una prova di essere stata redatta un paio di secoli fa ed aggiornata solo nel prezzo da lire ad euro.

L’intenzione era di arrivare a Forte Manin che più che un forte è il ridotto di Forte Marghera.
Forte Manin era stato costruito insieme con Forte Marghera dagli Austriaci per controllare l’intestadura del Marzenego e all’occasione avere la possibilità di allagare la terraferma per fermare il nemico il più lontano possibile da Venezia.

Forte Manin è circondato, come tutti i 12 Forti del Campo Trincerato di Mestre, da un canale e vi si entra (abusivamente) da dietro; facendosi largo fra i rovi, le siringhe e i preservativi usati, si arriva alla porta che porta ad altre porte: tutte chiuse.

Il fossato di forte Manin a sinistra dell’ingresso sul lato alla prova (difesa)

Il fossato di forte Manin a sinistra dell’ingresso sul lato alla prova (difesa)

Il fossato di forte Manin a destra dell’ingresso

Il fossato di forte Manin a destra dell’ingresso

quello che si vede di forte Manin lato alla prova (difesa). Il fronte d’attacco e le ali del forte non sono visitabili in quanto ricoperte di rovi e sterpi.

Forte Manin invaso e reso inaccessibile dai rovi

 

la porta di ingresso a forte Manin (le altre porte interne sono tutte chiuse)

La porta di ingresso a forte Manin (le altre porte interne sono tutte chiuse)

Non resta che consolarci leggendo nell’ennesimo cartello che “il forte è inserito nel porgetto del costituendo Parco di San Giuliano, in esso sono state destinate le attrezzature per il ristoro…”.

Qui mi fermo preannunciandovi per la prossima settimana una esplorazione altamente adrenalinica.

Basi Grandi
Carletto da Camisan diventato venexian anzi mestrin
Continua (clic qui sotto su pag.8)
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