Intervista alle sorelle Bonotto

La fine del mulino

 

Giovanna: Il papà quando è morto?

Nicla: A 83 anni.

Giovanna: Era del 1903 quindi è morto nel 1986. E quando ha smesso di lavorare?

Nicla: Dieci anni prima è rimasto cieco, aveva il glaucoma, era sofferente di cuore e non l’hanno operato, e in più il mulino non procurava più tanto lavoro da mantenere una famiglia. I contadini e i padroni hanno cominciato ad avere i mulinetti elettrici, si macinavano il grano per le bestie e si compravano la farina per farsi la polenta, anche se era meno buona, pazienza! Le donne cominciavano ad avere più movimento, la lavatrice… la società cominciava veramente a cambiare.

Giovanna: Fine anni sessanta, primi anni settanta.

Odilla: Io so solo che ha continuato a pagare per 3-4 anni le tasse, quelle sì che sono arrivate secche.

Giovanna: Per quello dicono che il mulino ha funzionato fino al ’77.

Odilla: Non funzionava l’uomo, ma le tasse funzionavano lo stesso e ogni volta mi toccava andar a pagar, perché non ci vedeva. Quanto li abbiamo maledetti. Era proprio una truffa!

Giovanna: Poi voi avete fatto questo bellissimo restauro, ci sarà stato un architetto che vi ha seguito?

Odilla: Non abbiamo ancora l’abitabilità, perché mi mancano i soldi, i figli non lavorano, manca l’acqua, manca la luce, non manca tanto per finire, 40.000 euro, tanto che pensavo di fare un altro mutuo e renderlo abitabile. Ma ormai son stufa.

Il molino Bonotto restaurato

Il molino Bonotto restaurato

Giovanna: Come mai avete deciso di restare qua?

Odilla: Lavoravamo qua, ci siamo sposate, suo marito veniva dalla Gazzera a Mestre e ha trovato famiglia qua, io ho sposato uno più vicino e da Fossalta son tornata a casa mia.

Giovanna: Quindi vi piace star qui.

Odilla: Sì e anche mi dispiace non aver figli autosufficienti da pensar il futuro. Il posto è bello, se avessero fortuna di goderlo.

Giovanna: Il paesaggio è bellissimo!

Odilla: Ma manca tantissimo verde.

Giovanna: Come ve lo ricordate?

Nicla: Tanto verde e tanti alberi, olmi, roveri, ciliegi, peri, peschi, ogni ben di dio. Taglia di qua e non impianta, taglia di là e non impianta. Due albere grandissime sono state tagliate di proposito perché con il tempo che vien adesso si rischia la casa. Se avessi soldi reimpianterei e ricostruirei la segheria. Per la festa di primavera (del 2015) abbiamo dovuto mettere dei parapetti per la sicurezza (intorno a quello che è rimasto della vecchia segheria).

Giovanna: Cosa c’è stato in primavera?

Nicla: In maggio son venuti i bambini di Ronchi, hanno camminato lungo l’argine, è stato messo il tabellone per far vedere com’era il mulino e in giugno son venuti i pittori.

Lucia: E han messo la foto del tuo matrimonio.
Giovanna: In che anni si è sposata?

Nicla: Nel ’72, c’erano ancora le ruote del mulino.

Giovanna: Beh, si è fatto tardi. Mi piacerebbe andare avanti per ore a sentire i racconti della vostra famiglia e del mulino. Si capisce molto della storia e della gente di questo territorio. Vi ringrazio molto della disponibilità e della simpatia con cui ci avete accolte.

§ § §

[1]    Mulino tipico delle zone di collina o montagna dove possono esserci discreti dislivelli lungo un corso d’acqua: l’acqua giunge alla ruota dalla sua parte superiore e cadendo verso il basso per forza di gravità, ne provoca la rotazione.

[2]    Francesco Zignol fu Giacomo nel 1840 dichiara una rendita di lire 214,94 per il mulino con due ruote e l’annessa casa di pertiche 1,76.

[3]    Campata quadrangolare del ponte, delimitata dai pilastri a cui si appoggia.

[4]    Sta parlando dei lavori fatti dal consorzio di bonifica tra gli anni 70 e 80 del Novecento per liberare gli argini e permettere il passaggio dei mezzi per la manutenzione.

[5]     I bovoloni sono wafer avvolti nella carta stagnola colorata, da Bovolone (VR) sede dello stabilimento della Grisbi, allora fabbrica molto famosa di biscotti.

[6]     Ma che cos’è il marson? E’ il nome dialettale del ghiozzo, qualcuno lo chiama anche scazzone, un pesce d’acqua dolce di piccole dimensioni, con un corpo stretto e una testa grossa, quasi un mostro, che si pescava in tutti i fiumi veneti. Il marsone predilige fondali pietrosi, acqua fredda, limpida, ricca di ossigeno, spesso con forti correnti.

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