Intervista alle sorelle Bonotto

La segheria: legna, trucioli, zoccoli e bocce

 

Nicla: C’era anche la segheria, lavorava più del mulino.

Odilla: E andava a forza ruote. Magari mettevano a macinare un attimo col mulino e prendevano l’acqua per far andare la seconda ruota che portava il lavoro alla segheria.

Giovanna: Quindi c’era una ruota per macinare e una per la segheria?

Odilla: Per la legna o per i trucioli, ma andava o uno o l’altro, bastava che cambiassero le cinghie sugli ingranaggi.

Nicla: I tronchi venivano messi nell’asse, poi c’era la sega che li tagliava.

Giovanna: Da dove venivano questi tronchi?

Odilla: Anche dalle campagne qua attorno, una volta era molto ricca qua intorno, non si vedeva mica da qua in fondo. Era bellissimo. Verso la prima curva c’era una boschetta, così la chiamavamo, andavamo a mangiare le more matte, perché là c’era il primo livello dell’acqua di scarico, quando c’era la piena, noi scaricavamo l’acqua là perché restasse a livello. Negli anni cinquanta hanno spostato il livello più vicino al mulino. Quelli del Consorzio lo hanno ordinato e noi l’abbiamo pagato: il mugnaio, l’usufruente.

Giovanna: Dov’era la segheria?

Odilla: Dove ci sono quei pilastri là (sull’altra riva del Marzenego rispetto al mulino che è sulla riva sinistra).

Giovanna: Fino a quando ha funzionato?

Odilla: Fin che c’era lo zio Bepi.  Lo zio Bepi non aveva figli, aveva adottato mio papà e il cugino Aldo, quando è morto lo zio la segheria è andata in malora.

Il cugino "zio" Aldo con la zia Pina e lo zio Bepi .

Il cugino “zio” Aldo con la zia Pina e lo zio Bepi .

Nicla: Ha funzionato fino al 62-63; abbiamo dovuto buttar giù tutto perché era pericoloso. Nella segheria c’era la sega a nastro che andava avanti ad acqua. Quella dei tronchi si appoggiava sopra a un carretto, da un lato c’era un parapetto, dall’altro, dove si caricava il palo, era libero. La sega a nastro aveva una cinghia di ferro che girava su sé stessa e sotto si segava.

Giovanna: Era a ciclo continuo, non si fermava mai?

Odilla: Esatto, ogni tanto, quando trovava un groppo, saltava e mio papà con una macchinetta che ho ancora chissà dove, la saldava con lo stagno: componeva i due pezzi con una righetta di stagno che è malleabile, scaldava al punto giusto, saldava, aspettava che si raffreddasse. La macchinetta funzionava con la corrente. Io ero sempre petà ae coste di mio papà, non ero mai con mia madre, se potevo ero sempre con i maschi. Mi piaceva vedere il lavoro.

Nicla: Quando faceva gli zoccoli ti mandava via.

Odilla: Aveva paura sempre che mi saltasse addosso la roba.

Giovanna: Il papà faceva anche gli zoccoli?

Odilla: Sì, mio papà segava la parte in legno con la sega a nastro, avevano le forme, non erano mica belli col plantare come adesso! Venivano qua e ne portavano via 30-40 paia.

Nicla: Anche le bocce faceva mio papà. Gli piaceva giocare alla borea, il gioco delle bocce. C’era il balin e le bocce più grandi e come premio  una caramella o i famosi bovoloni[5].

Odilla: I wafer, si chiamavano così e la domenica mattina andavo subito a rubarglieli. Vino non poteva berne perché gli faceva mal la testa, e allora prendeva caramelle per noialtri o il bovolone.

Giovanna: E come faceva le bocce?

Odilla: Segava il tronco quadrato che decideva e poi lavorava col tornio. Mio papà era artigiano, peccato che non abbia avuto genitori e che non abbia potuto coltivar questa passione. Gli piaceva di più lavorare il legno del mulino.

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