Intervista alle sorelle Bonotto

Ma davvero il mugnaio ruba al contadino?

 
Giovanna: Quanto c’è di vero quando dicono che il mugnaio ruba al contadino?

Odilla: (ridendo) Mio papà e suo cugino Aldo facevano il lavoro del mulino un giorno per ciascuno, allora (quelli che andavano al mulino) dicevano: Gino, vegno co te toca a ti! parché Aldo me frega sempre!

Mio papà era anche troppo onesto, il cugino Aldo pesava il sacco più scarso quando arrivava, mezzo chilo de qua, mezzo chilo de là, faceva su un altro sacchetto. Se si vuole rubare, c’è sempre il modo. Anche il contadino imbrogliava, bagnava la roba perché pesasse di più. Stando seduta in mulino le sentivo tutte. Ero muta una volta, non parlavo mai, stavo là.

Nicla: Attenta a munger le vacche.

Odilla: E quando uno veniva a protestare “ah, ma xe stà Rino!”, che sarebbe mio fratello: è colpa del bocia e gera sempre garantio il sedere! Qualche volta mi arrivavano i sacchi da vuotare, c’erano tutti i posti con le griglie. Arrivava anche qualche bel toco di casatella o qualche salame che qualcheduno si era dimenticato dentro! Le famiglie erano grosse e il padrone di casa misurava tutto ai figli e allora qualcuno nascondeva casatelle o salami nel sacchetto del grano pronto per il mulino: “in casa ghe xé tanti salami…”,  “me lo cavo prima, quando vado a portar la roba al mulin”. Ma se un altro familiare prendeva quel sacchetto per portarlo al mulino, il salame restava al mulino.

Nicla: Ne abbiamo viste tante, tutte no, ma tante! Mio padre diceva:

– “Maria (era mia mamma), varda che bea casatea, cosa femo, ghe a dago ndrio?…Se vien chi che me ga portà l saco ghe a dago, senò no voio farghe far barufa!
-“Ben, chisà che vegna quelaltro, così la magnemo noaltri”

La mamma diceva magnemo perché anche lei veniva dal Piave. Lei è morta con la sua parlata. Mio papà è venuto qua da bambino, mia mamma da sposata.

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