I grandi allagamenti del Marzenego

5. Proteste.

100 morti. Fatalità?

Quando finalmente l’acqua si ritirò, si contarono i morti (circa 100 nell’intero Nord-Est d’Italia) e i danni alle abitazioni, all’ambiente, alle attività produttive. Nel 1966 non esisteva ancora la Protezione Civile[14],  gli aiuti alle popolazioni vennero dalle associazioni di volontariato coordinate dalla Prefettura. Nella provincia di Venezia furono molte le richieste di aiuto indirizzate al Prefetto per i danni subiti.

I sindacati e partiti d’opposizione denunciarono una politica che aveva favorito interessi speculativi di pochi ai danni del benessere collettivo.  In un celebre articolo Cesco Chinello smascherò la tesi della “fatalità”, sottolineando che le cause del disastro erano:

“lo sviluppo capitalistico che ha determinato e imposto certi consumi e quindi certi orientamenti produttivi, che ha subordinato l’agricoltura, che ha sconvolto e ingigantito le città con la speculazione, che ha rapinato e spogliato la montagna e il territorio, che ha destinato gli investimenti per una economia che avesse al centro il massimo profitto subordinandovi la società e l’uso del territorio e non la soluzione dei grandi problemi storici e sociali del paese, dalla questione meridionale all’agricoltura, dalla occupazione alla valorizzazione della forza lavoro, appunto dalla sistemazione idrogeologica del suolo ai consumi sociali[15].”

 

6. Lo Scolmatore salverà Mestre?

Il governo finanzia lo scolmatore e la sistemazione dell’intero bacino

Dopo il grave evento del 1966, il  progetto per la sistemazione del fiume Marzenego e dei suoi affluenti prende finalmente gambe:  la sistemazione idraulica del fiume Marzenego viene ritenuta di interesse pubblico sia per il pericolo che il fiume rappresenta per l’abitato di Mestre sia per gli ostacoli che esso frappone alla realizzazione di una efficiente fognatura urbana; pertanto la spesa viene ripartita tra il Ministero dell’Agricoltura e Foreste e il Ministero dei lavori pubblici. Priorità assoluta viene data alla costruzione del canale Scolmatore e degli allaccianti che vi convogliano le acque degli affluenti del Marzenego. Nel 1968 partono i progetti esecutivi, nel 1972-1973 inizia  la costruzione dello Scolmatore i cui lavori proseguono fino agli anni Ottanta.

1973: la prima Legge Speciale per Venezia

Il 16 aprile 1973 viene varata la legge n. 171: interventi per la salvaguardia di Venezia (la prima Legge Speciale per Venezia)  che tentava di affrontare in maniera organica le diverse problematiche legate alla salvaguardia della città lagunare ponendole come obiettivo di interesse nazionale.

Nel titolo III art. 7 si attribuisce allo Stato  il compito della sistemazione dei corsi d’acqua naturali e artificiali interessanti la salvaguardia di Venezia e della sua laguna. La regolazione del  bacino scolante in laguna ridiventa vitale anche per la sopravvivenza della città d’acqua.

Per il Marzenego significa rivedere tutta l’asta, attraverso rettifiche, eliminazione dei salti d’acqua dei mulini, cementificazione e tombinamento dei corsi minori come  il rio Cimetto.

Sembrano interventi definitivi, che risolveranno finalmente i problemi idraulici.

 

7. Marzo 1974: una nuova alluvione.

Mentre ancora si procede nella costruzione dello scolmatore, il 4-5-6 marzo del 1974 alcune parti della Terraferma veneziana vengono colpite da un’altra forte alluvione.

All’estremità sud di Marghera è ancora la zona di Ca’ Emiliani a subire ingenti danni, come si vede nelle foto raccolte dall’Etam, raccolte nella seconda parte dell’album “Acque di Terraferma”.

L’area è caratterizzata da alloggi in cattive condizioni, abitati da famiglie indigenti, che vengono immediatamente sfollate e ospitate in due scuole di Marghera e nella sede del Consiglio di Quartiere.

Ma anche nella parte nord-ovest della terraferma veneziana le acque allagano case e strade.

Marzo 1974.Via Piranesi - Cipressina. (Fondo associazione 7 nani)

Marzo 1974.Via Piranesi – Cipressina. (Fondo associazione 7 nani)

Come si può vedere da questa foto, per le vie della Cipressina ci si muove in barca.

Il Marzenego fuoriesce dagli argini lasciando meravigliata e sgomenta la popolazione.

 

Marzo 1974. Veduta del Marzenego da via Piazzetta alla Cipressina. (Fondo associazione 7 nani)

Marzo 1974. Veduta del Marzenego da via Piazzetta alla Cipressina. (Fondo associazione 7 nani)

Questa foto documenta bene la situazione del Marzenego all’ingresso a Mestre in quel marzo 1974.

Lo scolmatore riuscirà a eliminare gli allagamenti? Forse le persone che stanno guardando la distesa d’acqua questo si stanno chiedendo.

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[1]     L’Adriatico, 17 maggio 1905, in quaderno 4 del gruppo storico culturale “Jacopo Filiasi”-Trivignano, Litostampa Mestre, p. 37.

[2]     Intervista di M. Giovanna Lazzarin a Pietro Pavan, 6 giugno 2010.

[3]     Cfr. Bernardino Zendrini, Memorie storiche dello stato antico e moderno delle lagune di Venezia, Padova 1811, tomo I pp. 138.

[4]     Centro Studi Storici di Mestre – Archivio di Stato di Venezia: “Cattastico di tutti li Beni compresi nelle Ville e Communi DELLI TERRITORI DI MESTRE E TORCELLO di Tomaso Scalfuroto”. Riproduzione anastatica 2003.

[5]     Cfr. Luigino Scroccaro, Tre fiumi e un fiumetto, Canova ed. 2004, p. 20..

[6]     Antonio Rosso,  piano regolatore dell’abitato di Mestre , variante al progetto 15 gennaio 1937, p.49.

[7]     Antonio Rosso,  piano regolatore dell’abitato di Mestre , cit., p.52.

[8]     Decreto n. 13068 del 25 luglio 1962 del Ministero dei lavori pubblici di concerto con il Ministero per la sanità.

[9]     A Venezia la marea, dovuta alla particolare fase lunare e al vento di scirocco, raggiunse l’altezza di m.1,94 s.l.m. e durò sopra m. 1,50 per circa 11 ore, vennero distrutte le difese della laguna verso il mare, Venezia e Pellestrina furono completamente allagate.

[10]   C.N.R., Ex-centro di studi per la geografia fisica. Istituto di geografia dell’Università di Padova. Note di commento alla carta dell’alluvione del novembre 1966 nel Veneto e nel Trentino-Alto Adige: effetti morfologici e allagamenti. Estratto dagli atti del XXI Congresso Geografico Italiano. Verbania 1971 p..22.

[11]   Cfr. Massimo Rossi, I sommersi e i salvati: Venezia 4 novembre 1966, in L’ESDE, fascicoli di studi e cultura, n7, p.158 e seguenti.

[12]   Cfr. Andrea Darisi, Cipressina, Storia di un quartiere di Mestre nel secondo dopoguerra, Mestre 2005, intervista a Vasco Trinciarelli, p. 67.

[13]   Massimo Rossi, I sommersi e i salvati: Venezia 4 novembre 1966, in L’ESDE, fascicoli di studi e cultura, n7, p.195.

[14]   I primi interventi di questo tipo sono regolati dalla legge n. 996 dell’8 dicembre 1970, approvata  anche in seguito a questa calamità.

[15]   Cesco Chinello, On. Moro! Venezia e il Veneto esigono fatti e non più parole, Unità 19 novembre 1966.. Per approfondire questi temi si veda  Massimo Rossi, I sommersi e i salvati: Venezia 4 novembre 1966, in L’ESDE, fascicoli di studi e cultura, n7, p.201 e seguenti

Maria GiovannaLazzarin

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