I comitati degli allagati 2006-2007

4. Mercoledì 26 settembre 2007, la terraferma allagata

Questa analisi capillare del territorio aveva già portato a individuare occlusioni nei canali, mancata pulizia dei fossi, fognature insufficienti, pompe di sollevamento inadeguate[7], quando arriva, il 26 settembre 2007, un terribile nubifragio.

Un forte temporale interessa la fascia costiera centro-meridionale del Veneto tra il Piovese, il Veneziano centrale e il basso Trevigiano, colpendo in modo particolare la zona adiacente alla laguna tra Codevigo (PD) e Venezia-Mestre. Col passare delle ore le precipitazioni aumentano.

All’alba scatta il codice rosso per la Protezione Civile.

I canali non ricevono più. Lo Zero, il Marzenego e il Dese in breve arrivano al limite della tracimazione. Le idrovore che devono garantire lo svuotamento in laguna dell’acqua si dimostrano insufficienti a smaltirla, cominciano ad allagarsi Mestre, Favaro, Gazzera, Cipressina, Marcon, Marghera, Malcontenta, dove intere zone sono presto isolate.


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Carta dell’allagamento di Mestre del 26 settembre 2007 (Consorzio Dese-Sile).

In serata ancora mille persone sono senza energia elettrica e undici famiglie chiedono di essere ospitate in albergo perché impossibilitate a rientrare a casa.

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Allagamento 26 settembre 2007. Anche i gatti provano a salvarsi.

Altre foto dell’allagamento del 2007 sono visibili in questa Gallery.

Ai servizi e alle attività produttive della città non va meglio[8]: allagato il negozio d’abbigliamento “Duca d’Aosta” in piazza Ferretto, appena messo a nuovo, rovinati i parquet del negozio di scarpe Cappeletto, in via Carducci, bruciati nei bar i motori dei banchi frigo, chiuso il supermercato Alì, al buio fino al tardo pomeriggio il centro Le Barche; completamente allagati a Marghera i magazzini e il parcheggio esterno del centro commerciale Panorama .

Un fulmine si scarica sulla stazione di Mestre e mette in crisi l’importante snodo ferroviario. I sottopassi si allagano e i viaggiatori sono costretti ad attraversare i binari scortati da Polfer e personale ferroviario.

Inagibile a lungo il Ponte della Libertà, tra Venezia e Mestre.

All’aeroporto Marco Polo migliaia di passeggeri sono nel caos a causa dei voli cancellati e dei ritardi accumulati per la situazione meteorologica: in poche ore trenta voli cancellati, quattro aerei dirottati su un altro aeroporto, 110 in ritardo.

Al primo piano dell’ospedale cittadino Umberto I si allagano i reparti di Medicina Nucleare e Radioterapia e al quinto piano ci sono infiltrazioni d’acqua dal soffitto di cardiochirurgia.

Al tribunale di via delle Messi a Mestre sono sospese le udienze, è allagato l’archivio e bloccato il cancello di ingresso a causa dell’assenza di energia elettrica.

Bloccato il Petrolchimico, l’Eni decide di procedere in maniera cautelativa alla fermata di alcuni impianti della raffineria di Marghera.

Al liceo Stefanini di via del Miglio c’è un metro abbondante di acqua all’interno dell’aula magna, all’istituto tecnico Pacinotti finiscono sott’acqua aule, laboratori e la nuovissima palestra.

Questo inventario del disastro è ripreso con evidenza dalla stampa locale.

Alla fine, quando verrà fatto il bilancio complessivo dei risarcimenti, si scoprirà che per l’allagamento del 2007 sono stati pagati 15 milioni di danni ai privati, ma, come sottolinea Lorenzo Del Rizzo, allora direttore del Consorzio di bonifica Dese Sile, non sono stati pagati i fermi di produzione dei plessi industriali, altrimenti la cifra sarebbe diventata 4-5 volte tanto. In un solo giorno è stata bruciata una somma enorme.

 

5. Voci e ipotesi sulle cause del disastro

L’ARPAV confrontando i dati registrati il 26 settembre 2007 con quelli del nubifragio dell’anno precedente (14-15 settembre 2006), quelli relativi al periodo 1992-2006 e alla serie storica   disponibile (dal 1956 al 1995), giunge alla conclusione che si è trattato di un evento eccezionale, mai verificatosi prima. Tra il 15 e il 16 settembre 2007 era piovuto molto nella porzione a monte del bacino – nei comuni di Piombino Dese, Trebaseleghe, Scorzè, Martellago – che si era riempita di acqua e aveva cominciato a scaricare nella porzione di valle che costituisce l’abitato di Mestre; quando il 26 settembre è arrivata di nuovo la pioggia, la situazione è diventata di emergenza[9].

Gli allagamenti disastrosi di mercoledì si spiegano quindi con l’eccezionalità dell’evento?

Questo afferma il giorno dopo al quotidiano Leggo l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Venezia Sandro Simionato:

 E’ stato un evento di eccezionale calamità, la portata delle precipitazioni ha messo fuori uso qualsiasi capacità drenante e le pompe non potevano far defluire in mezza giornata la pioggia che cade in quattro mesi.

Ma nello stesso giornale Bernardo De Bernardinis, dirigente della Protezione Civile per il rischio idrogeologico, è di diverso parere:

 Quanto è accaduto è colpa del totale abuso del territorio. C’è troppo cemento. Vi è un’incompletezza infrastrutturale che deve essere sanata quanto prima perché la prossima volta si rischia la tragedia[10].

In città cominciano a circolare varie spiegazioni di quello che è successo. Gli abitanti di via Trionfini a Dese[11] documentano con foto le paratoie del canale Scolmatore ostruite dall’erba. Altri danno la colpa ai tombini che non sono stati in grado di incanalare il flusso d’acqua e pensano che l’unica soluzione sia chiedere a Veritas di pulirli regolarmente.

Marcello Meneghin, che ha imparato a conoscere bene la fognatura di Mestre, invece pensa che le cause non risiedano nel sistema di bonifica, ma nelle caratteristiche e nella tipologia della fognatura, di tipo unitario o misto che aiuta l’acqua ad andare via veloce, ma non va bene per Mestre che è un territorio di pianura attraversato da migliaia di canali di acque bianche. Se la città avesse una fognatura di tipo separativo potrebbe sbarazzarsi interamente ed in tempi brevi delle acque bianche di pioggia, grazie al loro immediato scarico nei canali di bonifica.

Anche il consorzio di Bonifica Dese Sile, nella relazione descrittiva dell’evento meteorologico del 26 settembre 2007, spiega come la gravità dell’evento sia legata, oltre alla fragilità e alla cementificazione del territorio, ai problemi di interconnessione tra la rete fognaria e quella di bonifica:

 Le aree urbane della terraferma veneziana sono caratterizzate da un sistema di raccolta e smaltimento di acque meteoriche di natura urbana (condotte di fognatura gestite da VERITAS), che risulta interconnesso alla rete di bonifica, gestita dal Consorzio Dese Sile, tramite scarichi (a deflusso naturale o sollevamento meccanico) e sfioratori di troppo pieno, i quali riversano nei collettori di bonifica le maggiori portate che la rete di fognatura non riesce a condurre agli impianti di depurazione.
Gli impianti idrovori, Consortili e non, ai quali il sistema è afferente, hanno manifestato capacità di sollevamento non compatibili con le ingenti portate generate dal territorio, in risposta all’eccezionale evento meteorologico avvenuto il 26 settembre u.s..
E’ indispensabile sottolineare che la necessità di adeguamento ed il potenziamento degli impianti in propria gestione, E’ STATO RICHIESTO DAL CONSORZIO FIN DAL 1994, come si evince dalle note di richiesta allegate e relativi protocolli[12].

Abbiamo riportato l’intera relazione.

 

6. I comitati allagati riprendono forza.

Gli allagati si sentono presi in giro: tante promesse e la situazione è ancora peggiore dell’anno precedente. La lettera di Mara Zolfini, che si definisce cittadina di serie C, esprime bene questo stato d’animo:

Oggi piove e per il momento piano, così sto tranquilla ma sempre allerta e se la pioggia si fa più forte comincio a guardare in strada sperando che i tombini continuino a ricevere l’acqua. Se le previsioni dicono che sono previste forti piogge o temporali allora comincia la paura dell’allagamento che ti riempie lo scantinato di fogna e come l’ultima volta del 26 settembre 2007 non c’è stato niente da fare. Ci si sente impotenti, pieni di rabbia e ci si domanda come si può arrivare ad una situazione così tragica. Se sei fuori casa, in vacanza non ti resta che pregare il buon Dio che il cellulare non suoni e che uno dei tuoi famigliari ti dica che è successo quello che tu già presumi.
Allora io chiedo ai nostri amministratori chi ci ripagherà del tempo, delle fatiche, dei giorni di ferie e permesso non pagati che ci vogliono per buttare via, pulire, disinfettare e rimediare a tutto il disastro che la fogna ha fatto a casa nostra. Di tutto questo nessuno di noi verrà mai ripagato perché la rabbia, la frustrazione, la disperazione non si possono quantificare economicamente e ai nostri amministratori non interessa neanche un po’.

 Val la pena di leggere l’intera lettera.

 I comitati allagati riprendono forza e si mobilitano: da un anno chiedono interventi contro il rischio idraulico e questo è il risultato!

01.10.2007 comitati allagati protestano

1 ottobre 2007. Una affollata manifestazione degli allagati di fronte al municipio di Mestre (Foto F. Zabeo)

Ecco la cronaca del Gazzettino.

Il momento di più alta tensione si ha il 1 ottobre, quando il sindaco Massimo Cacciari non si presenta alla manifestazione degli allagati davanti al Municipio di Mestre in via Palazzo, preferendo andare ad inaugurare il bosco Ottolenghi. Il 5 ottobre però Cacciari convoca i rappresentati dei comitati, garantisce a tutti che chi ha subito danni sarà risarcito e annuncia due novità importanti: il consiglio dei Ministri delibererà per la città lo stato di emergenza e verrà nominato un Commissario straordinario. Questo permetterà di sbloccare i fondi e di coordinare l’azione tra i vari enti preposti alla salvaguardia dell’acqua.

L’arrivo del Commissario Mariano Carraro introduce una novità nella gestione dei rapporti con le istituzioni: l’atteggiamento di molti comitati si trasformerà da conflittuale a propositivo. Il Commissario infatti avvia una progettazione partecipata degli interventi, organizzando frequenti assemblee dei cittadini delle zone allagate per informarli sulle scelte e sull’avanzamento dei lavori e convocando i comitati, per sentire direttamente da loro cosa succede nel territorio. Dal 2008 al 2011 si tengono 26 incontri tra il Commissario, il suo staff e i rappresentanti dei comitati, quasi uno al mese. Questo stimola i responsabili più attivi a documentare periodicamente le criticità della loro zona, per poi fare proposte di cambiamenti migliorativi. Intanto la struttura commissariale riesce a coordinare i diversi enti che si occupano di rischio idrogeologico e a sbloccare i finanziamenti per importanti lavori di prevenzione. Se ne può leggere una prima sintesi nel documento presentato dal Commissario al convegno Acque alte a Mestre e dintorni organizzato dall’Associazione storiAmestre il 20 febbraio 2010.

Lo staff del Commissario definisce anche le Linee guida per gli interventi di prevenzione dagli allagamenti e mitigazione degli effetti.

Passando dalla fase di protesta a quella della proposta, i portavoce di questi comitati spontanei crescono nelle competenze e nella consapevolezza del loro ruolo. Per poter documentare le esigenze che si presentano hanno bisogno di poterle vedere e di poter raccogliere informazioni da una rete di persone, per le quali sono punto di riferimento.

Questo ha comportato apprendere una cultura dell’acqua che prima non avevano, andando a cercare i percorsi delle acque sotterranee e di superficie, ma anche imparando termini tecnici e studiando la storia del territorio.

Ha significato saper usare i mezzi d’informazione (giornali e Tv locali e rete internet) per sostenere e pubblicizzare la loro causa.

Ha significato conoscersi e aiutarsi tra persone che magari erano vicini di casa e nemmeno si conoscevano.

Come dice Fabrizio Zabeo:

Tutto è cominciato perché aiutavo una vecchina vicina di casa a mettere le paratie.[13]
Maria Giovanna Lazzarin

 § § §

Note.

 [1]      Comitato spontaneo contro gli allagamenti di Marghera, Comitato Santa Rita e Sabbioni, Comitato allagati di Favaro Veneto, Comitato Catene Valleselle, Comitato allagati Rio Cimetto, Comitato allagati di via Lorenzo Perosi, Comitato 17 settembre – Mestre allagata che raccoglie i cittadini di Mestre centro. A questi si aggiungeranno l’Associazione-gruppo di lavoro S. Barbara, Giustizia e Valsugana e, nel 2007, il Comitato di piazzale Concordia a Marghera e il Comitato di via Fiordiligi a Campalto.

[2]      Via Filelfo, via Cassandra, via Ramusio,via Cardinal Bessarione, via Crispi, via Caboto, riviera Marco Polo, via Giusti, via Zanella, via Casona, via Diedo, via Baglioni, via Passo Mauria, via Pisino, via Etruria, via Rielta, via Foscolo, via Amba Aradam, via Monti, via Gazzera Bassa, via Prati, via Amba Uork, via Amba Alagi, via Emo, via Servi di Maria, quartiere san Giuseppe, via Pigafetta, via Colombo, viale Vespucci.

[3]      Il documento può essere consultato nel sito www.mestreallagata.altervista.org..

[4]      Intervista a cura di M. Giovanna Lazzarin a Fabrizio Zabeo, Favaro, 1 marzo 2009.

[5]      Sono vie della Gazzera

[6]      Intervista a cura di M. Giovanna Lazzarin a Marcello Meneghin, Gazzera 30 maggio 2011.

[7]      Il 7 febbraio 2007, durante un incontro della Municipalità di Favaro Veneto, Fabrizio Zabeo, a nome del Comitato allagati di Favaro, aveva consegnato al sindaco Massimo Cacciari un dossier, frutto della loro ricerca, in cui venivano segnalate tutte le occlusioni della Fossa Pagana che avevano impedito all’acqua di defluire durante l’allagamento del settembre 2006 e venivano suggeriti quegli interventi che solo dopo il nubifragio del 2007 venivano intrapresi. Per ulteriori informazioni sulle attività del Comitato allagati di Favaro si veda il sito www.Favaro269.pv3.it.

[8]      Le informazioni sono tratte dai seguenti articoli dei quotidiani:

Gianluca Codognato, Al buio e allagati, negozi chiusi, «la Nuova di Venezia», 27 settembre 2007, p.9;

Mitia Chiarin, In Tribunale archivio zuppo. Cancellate le udienze, «la Nuova di Venezia»,27 settembre 2007, p. 6;

Chiuse tutte le scuole ««Cassa» per gli operai, «la Nuova di Venezia», 27 settembre 2007, p. 1;

Michele Bugliari, Marco Polo al collasso, a terra in migliaia, «la Nuova di Venezia», 27 settembre 2007, p. 4;

Gianluca Codognato, In mutande a spalar acqua E poi da sfollati in albergo, «la Nuova di Venezia», 27 settembre 2007, p. 7;

Carlo Mion, E’ un’alluvione: Mestre in ginocchio, «la Nuova di Venezia», 27 settembre 2007, p. 3;

Gazzera e Cipressina, danni incalcolabili, «la Nuova di Venezia», 28 settembre 2007, p. 23;

Michele Bugliari, Esplode l’ira: fischi a Malcontenta, «la Nuova di Venezia», 28 settembre 2007, p. 5;

Maltempo su tutto il Nord, allarme in Veneto, «Corriere della sera Veneto», 27 settembre 2007 .

[9]      La descrizione è ripresa dall’analisi meteo-climatica dell’evento pluviometrico del 26 settembre 2007 nel veneziano, svolta dall’Arpav (Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio – Centro Meteorologico di Teolo), a cura di: Adriano Barbi, Gabriele Formentini, Marco Monai, Francesco Rech, Franco Zardini, pubblicata nel sito del Commissario Delegato per l’emergenza concernente gli eccezionali eventi metereologici del 26 settembre 2007.

[10]    Leggo, P. Mas, 27 settembre 2007.

[11]    Frazione del Comune di Venezia, attraversata dal fiume Dese da cui prende nome, fa parte della Municipalità di Favaro Veneto.

[12]    Consorzio di Bonifica Dese Sile, nella relazione descrittiva dell’evento meteorologico del 26 settembre 2007, p.5.

[13]      Intervista a Fabrizio Zabeo, cit.

§ § §

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