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MITIGAZIONE DELL’ IMPATTO AMBIENTALE
Appare evidente, da quanto detto finora, che il miglior approccio alla gestione di un bacino idrografico è quello suggerito dalla scuola del “progettare con la natura“. Quest’ultima è ispirata dal principio che le forze e le tendenze evolutive dei corsi d’acqua vanno studiate, comprese, assecondate e utilizzate (anziché contrastate) per progettare gli insediamenti umani in armonia con esse: ciò fornisce la migliore garanzia di sicurezza idraulica e di salvaguardia della naturalità degli ambienti fluviali, oltre a consentire notevoli risparmi economici.
Si conviene che un piano di bacino debba fornire, non già un elenco di opere idrauliche da costruire, ma degli scenari di gestione del territorio che, giocando sulla destinazione e sul corretto uso dei suoli (forestazione, agricoltura, abitati, ecc.), permetta di trovare la giusta integrazione tra sicurezza idraulica, tutela ambientale ed uso delle risorse idriche e dell’intero territorio.
L’esempio di altri paesi (Germania, Olanda, Stati Uniti, Svezia) che hanno fatto dietrofront rispetto distruttive decisioni del secolo scorso per imboccare una strada coraggiosa e illuminante: le opere di canalizzazione vengono demolite e si procede alla loro rinaturalizzazione, ricostruendo le caratteristiche morfologiche tipiche dei corsi d’acqua naturali (cfr. fiume Sangro).
In ogni caso, nella realizzazione delle opere, dovranno essere evitate modalità progettuali ed operative che interessino direttamente l’alveo e le sue immediate adiacenze e che ne alterino durevolmente la morfologia. Dovrà essere rivolta la massima attenzione ad evitare l’uniformità dell’ambiente, specialmente su lunghi tratti; minori attenzioni richiedono, invece, le opere puntuali (soglie, piccole brighe, brevi tratti di difese spondali poste a protezione di un manufatto) che, generalmente, esercitano un impatto permanente limitato; l’impatto delle arginature sull’ambiente fluviale può essere notevolmente contenuto costruendole a ragguardevole distanza dall’alveo.
Seguendo questa nuova filosofia, che tiene in maggiore considerazione la natura ecosistemica dei corsi d’acqua, la costruzione di opere idrauliche verrebbe drasticamente ridotta a quelle veramente indispensabili e, sostanzialmente, limitata a brevi tratti di attraversamento di centri abitati e ad opere puntuali a difesa di manufatti.
E’ da augurarsi che l’ingegnere idraulico sappia raccogliere questa sfida culturale e professionale e, da puro costruttore di opere “contro natura”, diventi un progettista del territorio, che lavora in sintonia con essa.
Altre informazioni sul Marzenego-Osellino su http://www.ilfiumemarzenego.it/
Note:
[1] anfibiotico: denominazione di Insetti che presentano larve acquatiche, respiranti per mezzo di pseudobranchie o attraverso il tegumento, e adulti terrestri, liberi, volatori, a respirazione aerea. Tali forme sono comprese negli ordini dei Plecotteri, Efemerotteri, Odonati e Tricotteri.
[2] Per un esame dettagliato di queste pratiche colturali si veda il lavoro di Albert Reif e Thomas Schmutz: “Impianto e manutenzione delle siepi campestri in Europa” (INSTITUT POUR LE DÉVELOPPEMENT FORESTIER) scaricabile sul sito della Unione Europea.
* biologo, Vicepresidente dell’associazione La Salsola. Traccia della conversazione per un incontro per il Contratto di Fiume Marzenego a Robegano (VE) organizzato dall’associazione Terra viva il 16 novembre 2016.
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