Qualità delle acque e diversità biologica

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L’IMPATTO AMBIENTALE DELLE OPERE FLUVIALI

La diversità ambientale in tutte le sue componenti: tracciato longitudinale, profilo trasversale, profondità, velocità della corrente, granulometria e rugosità del substrato, successione buche – raschi, vegetazione alveale e riparia, ecc., è fondamento funzionale dell’ecosistema fluviale.

A questo punto credo che ciascuno, utilizzando come chiave interpretativa il principio

“diversità ambientale—> diversità biologica—> qualità ambientale complessiva“,

possa facilmente comprendere che ogni opera che rende più uniforme l’ambiente fluviale (l’ambiente acquatico e/o l’ambiente terrestre circostante) lo impoverisca da tutti i punti di vista.

E’ facilmente prevedibile, ad esempio, che nei tratti del fiume Piave abnormemente allargati – a seguito di escavazioni di inerti dalle sponde o di opere di risagomatura, lo spianamento dell’alveo, la rimozione della vegetazione, le ridotte ed uniformi profondità e velocità della corrente, l’illuminazione eccessiva ed uniforme, ecc., determinino una drastica riduzione della varietà dei microambienti e, quindi, dei popolamenti acquatici (macroinvertebrati e pesci).

Le alterazioni morfologiche dell’alveo esercitano quindi un impatto biologico ben piùpesante di quello degli scarichi fognari, anche non depurati, di interi centri abitati. Si noti che tale impatto è quello registrato a distanza di diversi anni dall’esecuzione dei lavori fluviali: appare quindi più che legittimo definire le alterazioni morfologiche dell’alveo “operazioni permanentemente inquinanti“.

L’impatto biologico è sostanzialmente legato all’uniformità ambientale, indipendentemente dalle modalità operative con le quali questa viene realizzata (allargamento o restringimento dell’alveo). Particolarmente deleteri sono lo spianamento dell’alveo e la sua devegetazione.

Occorre tener presente, inoltre, che l’impatto cresce in misura più che proporzionale all’estensione longitudinale dell’intervento: un lungo tratto morfologicamente uniforme, infatti, si comporta come una “barriera biologica”, che ostacola agli organismi acquatici provenienti da monte la progressiva ricolonizzazione a valle.

La storia gestionale del fiume Marzenego è molto lunga e densa di interventi che l’hanno modificato intensamente ed in molti tratti.  L’esempio più considerevole, e storicamente prossimo noi, è quello della rettifica  del tratto finale del fiume realizzato nel 1783 su progetto dell’ingegnere Scalfuroto approvato dalla morente Repubblica Serenissima (fig. 37). Ancora oggi si possono rilevare tratti del paleoalveo in località Bissuola a Mestre.

fig. 37 – Cartografia storica della rettifica del Marzenego realizzata dallo Scalfuroto (AS – SEA 1275)

fig. 37 – Cartografia storica della rettifica del Marzenego realizzata dallo Scalfuroto (AS – SEA 1275)

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