Qualità delle acque e diversità biologica

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I FIUMI COME ECOSISTEMI VIVENTI

Un corso d’acqua, più che un ecosistema, può essere considerato una successione di ecosistemi. Dalla sorgente alla foce, infatti, variano i parametri fisici (temperatura, illuminazione, pendenza, velocità della corrente, granulometria del substrato, nutrienti, sostanza organica, gas disciolti, ecc.) e, in relazione ad essi, i popolamenti biologici (fig.5).

fig. 5 –  Zonazione illustrata di un fiume montano

fig. 5 –  Zonazione illustrata di un fiume montano

Negli alti versanti montani le acque sono povere di sali e, per la mancanza degli alberi, prive di consistenti apporti terrestri: la base alimentare degli organismi acquatici è rappresentata dalla produzione primaria autoctona (principalmente da microalghe prodotte nell’ambiente fluviale stesso).

Attraversando i versanti boschivi/alberati, giungono al fiume foglie, ramoscelli, spoglie ed escrementi di animali terrestri, mentre l’ombreggiamento riduce la produzione primaria acquatica: si ritrova, quindi, un popolamento sostenuto in gran parte dagli apporti terrestri (interconnessione tra ecosistema acquatico e terrestre).

Scendendo verso valle, l’aumento del tenore in sali disciolti e degli apporti terrestri (particolato organico, sostanze disciolte) favorisce un aumento della biomassa e si registra un maggior numero di specie e di individui; la riduzione dell’ossigeno disciolto (per la diminuita turbolenza e l’innalzamento della temperatura) determina la scomparsa delle specie più esigenti e l’ aumento di quelle più tolleranti.

Il nostro fiume Marzenego è invece un corso d’acqua di natura risorgiva e come il Sile , il Dese, lo Zero, il Tergola, ed altri nasce in un’area comune compresa fra il Brenta e la Piave (fig. 6) raccogliendo le acque che sgorgano dalle falde sospinte dai depositi argillosi  (fig. 7) impermeabili che affiorano nella pianura mediana del Veneto.


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fig. 6 – Il fiume Marzenego indicato da freccia colore arancio in una carta veneziana del XVII sec.

fig. 7 – Sezione degli acquiferi della media pianura che formano le risorgive di vari fiumi

fig. 7 – Sezione degli acquiferi della media pianura che formano le risorgive di vari fiumi

Le sorprendenti specializzazioni e i numerosi adattamenti morfologici, fisiologici e comportamentali degli organismi acquatici alle più disparate condizioni ambientali rendono conto del perché, al variare di queste ultime lungo l’asta fluviale, si accompagni una ben riconoscibile modificazione della composizione in specie delle comunità viventi, che  è stata definita “successione longitudinale” dei popolamenti acquatici. Anche lungo uno stretto transetto fluviale (procedendo da una riva all’altra), le notevoli variazioni delle condizioni ambientali forniscono una grande varietà di microambienti capace, quindi, di ospitare una grande varietà di organismi acquatici.

La sottile patina verdastra che riveste la superficie dei ciottoli fluviali è formata da batteri, funghi, microalghe, ciliati, amebe, rotiferi ed altri microorganismi eterotrofi ed autotrofi  e saprofiti. (fig. 8)


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fig. 8 – Microorganismi bioriduttori presenti sia nelle acque dei fiumi che nei fanghi attivi dei depuratori

Ogni cm2 di superficie dei ciottoli fluviali è quindi un microcosmo popolato da migliaia di microrganismi animali e vegetali, tra i quali si instaurano reti alimentari complesse e intersecantisi, e il cui risultato finale è la demolizione della sostanza organica. In altre parole, il fiume è un silenzioso, ma efficiente, depuratore naturale ed i microrganismi (quelli della figura sono una frazione infinitesima delle specie presenti nella realtà) svolgono per noi, gratuitamente, il compito della depurazione delle acque.

Ma in un fiume vi sono anche organismi, visibili ad occhio nudo sebbene sconosciuti ai più, che svolgono la funzione di “acceleratori” del processo depurante, funzione che l’ uomo non è ancora riuscito a copiare. Anche volendo considerare i soli animali visibili ad occhio nudo, ogni m2 di alveo ciottoloso ospita alcune migliaia di organismi: non è esagerato, quindi, definire i fiumi ambienti brulicanti di vita, molto più vivi di quanto comunemente si creda.


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fig. 9 – Chiave per l’individuazione dei macroinvertebrati

Questi macroinvertebrati (fig. 9) svolgono un importante ruolo nella depurazione naturale: frammentando la sostanza organica ne aumentano grandemente la superficie di attacco per i batteri e i funghi; nutrendosi di batteri ne mantengono le popolazioni in fase giovanile, moltiplicativa, quindi di maggiore attività metabolica ed efficienza. Attraverso queste ed altre modalità, i macroinvertebrati accelerano il processo depurante nei corsi d’acqua.

Seguono alcune immagini di esempi di macroinvertebrati


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fig. 10 – Esempi di macroinvertebrati: Crostacei


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fig. 11 – Macroinvertebrati presenti nelle acque dei fiumi: Insetti e loro stadi larvali.

fig. 12 – Il gambero di fiume (Astropotamobius pallipes) è un crostaceo tipico delle nostre acque limpide e non inquinate.

fig. 12 – Il gambero di fiume (Astropotamobius pallipes) è un crostaceo tipico delle nostre acque limpide e non inquinate.


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fig. 14 – Altri macroinvertebrati: gli efemerotteri.

fig.15 – Un insetto efemerottero (dal greco efemeris = giornaliero). Sono insetti che vivono un brevissimo arco di tempo.

fig.15 – Un insetto efemerottero (dal greco efemeris = giornaliero). Sono insetti che vivono un brevissimo arco di tempo.

fig. 16 – Altri macroinvertebrati: ninfe di Plecotteri

fig. 16 – Altri macroinvertebrati: ninfe di Plecotteri

fig. 17 – Altri macroinvertebrati Irudinei: le sanguisughe.

fig. 17 – Altri macroinvertebrati Irudinei: le sanguisughe.

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