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L’ IMPORTANZA DELLA DIVERSITÀ’ AMBIENTALE
Ciascuno degli organismi visti, di aspetto spesso stravagante, presenta un optimum ed un proprio intervallo di tolleranza delle condizioni ambientali, una posizione nelle reti trofiche, specializzazioni nelle modalità di procacciamento del cibo, nelle strategie riproduttive, ecc.: in altre parole, ogni organismo occupa una propria “nicchia ecologica“. Appare evidente allora che quanto maggiore è la diversità ambientale, tanto maggiori saranno le nicchie disponibili e, quindi, la diversità biologica (il numero di specie diverse che convivono nello stesso ambiente).
La forte sottolineatura posta sulla diversità ambientale è necessaria per far comprendere la limitatezza di quella concezione, ancora largamente diffusa, che prende in considerazione la sola qualità delle acque o che si occupa soltanto dell’impatto a causa dell’inquinamento. Appare ora intuitivo, infatti, che un ambiente fisicamente uniforme, quale può essere un canale artificiale cementificato, o un corso d’acqua “rettificato”, anche se alimentato con acque della migliore qualità, non è in grado di fornire quella varietà di microambienti necessaria a sostenere una comunità vivente ricca e diversificata.
Dalla misurazione/identificazione della composizione delle comunità dei macroinvertebrati pertanto si possono dedurre elementi di valutazione del benessere dell’ambiente in cui vivono. Sono state elaborate delle procedure per campionare e identificare correttamente questi animali nei loro ambienti elettivi e sulla scorta dei rinvenimenti procedere alla classificazione della qualità delle acque. E’ pertanto più facile capire che la presenza/assenza di una o più di queste componenti vitali del fiume sia elemento indicatore di una alterazione ambientale che si manifesta nel tempo. La misura invece di un inquinante o di un parametro chimico-fisico dell’acqua (Ossigeno disciolto, torbidità, pH, ecc.) è invece limitata all’atto del prelievo e quindi indicatrice del grado di salute del corso d’acqua in quel momento.

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fig. 18.1 – Esempio di una scheda di monitoraggio biologico dei macroinvertebrati in un fiume (parte prima)

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fig. 18.2 – Scheda di monitoraggio biologico di un fiume con i macroinvertebrati (parte seconda). Nell’ultima riga la valutazione della classe di qualità della stazione.

fig. 19 – Diagramma delle classi di qualità con metodo biologico dei macroinvertebrati. Dal rosso (pessimo) all’azzurro (migliore)
Di queste semplificazioni ambientali se ne sono accorti sin dagli anni ’80 del secolo scorso, paesi le cui società urbane avevano intense relazioni con i fiumi come gli svedesi, i tedeschi, gli inglesi, ecc., sulla spinta naturalmente degli interessi plurimi degli utilizzatori delle acque. Nelle figure successive si possono osservare le prime indicazioni per operazioni di restauro fluviale su corsi d’acqua precedentemente manomessi e rettificati.

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fig. 20.1. Primi articoli sulla rinaturalizzazione dei fiumi (in Biologia ambientale 1991)

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fig. 20.2 – Indicazioni per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e degli ambienti contermini.

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fig. 20.3 – Indicazioni per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e degli ambienti contermini.

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fig. 20.4 – Indicazioni per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e degli ambienti contermini.

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fig. 20.5 – Indicazioni per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e degli ambienti contermini.

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fig. 20.6 – La rinaturalizzazione del corso d’acqua è più efficace anche con la rimodellazione delle sponde arginali.
Il vero requisito di qualità di un corso d’acqua non è quindi la qualità delle acque in sé stessa, ma la qualità dell’ambiente complessivo, alla quale contribuiscono in maniera determinante anche le diversità dell’ambiente acquatico e di quello terrestre circostante.
I valori di biodiversità sopra ricordati valgono anche per i vertebrati acquatici e, in particolare, per i pesci, la c.d.” ittiofauna”. Lungo un breve tratto fluviale naturale, di poche decine o centinaia di metri, sono generalmente riconoscibili alcuni elementi morfologici che rivestono un’ importanza di primo piano per i pesci. I principali di questi elementi sono la sinuosità dell’alveo (con profilo trasversale asimmetrico in corrispondenza delle curve e simmetrico nei tratti sub rettilinei), la successione di buche oblunghe alternate ai raschi (piccole rapide) e i ricoveri sotto sponda o in pieno alveo.
Anche la presenza di specie di pesci non originarie dei luoghi è un indicatore di scadimento della qualità fluviale: infatti alcuni pesci recentemente introdotti e/o diffusi nei corsi d’acqua del nostro territorio competono con le specie indigene e spesso le soppiantano per la loro maggiore adattabilità ad ambienti semplificati (fig. 27).
