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IL METODO BIOLOGICO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ’ DELLE ACQUE CORRENTI
Quanto detto finora ha evidenziato che la comunità vivente, responsabile del potere depurante, è la componente più peculiare dei corsi d’acqua, che rende questi ultimi “tutt’altra cosa” rispetto ai corpi idrici artificiali o fortemente manomessi. Ne deriva, allora, che la migliore valutazione del grado di deterioramento della qualità degli ambienti di acque correnti può essere ottenuta non tanto con le tradizionali analisi chimiche, quanto: studiando il grado di compromissione delle comunità che il fiume ospita.
I metodi biologici di valutazione della qualità degli ambienti fluviali riconducono il concetto di inquinamento alla sua essenza, comprendendo in esso ogni processo che comprometta le comunità viventi (indipendentemente dalla presenza di scarichi e dalla natura di eventuali sostanze tossiche). Adottando questa concezione allargata del concetto di inquinamento, appare chiaro che anche le alterazioni fisiche dell’ambiente, quali quelle determinate dalle escavazioni, difese spondali, canalizzazioni, ecc., qualora compromettano le comunità viventi, possono essere definite fenomeni inquinanti, pur non rilasciando alcuno scarico.
Va sottolineato che questo metodo di valutazione della qualità degli ambienti di acque correnti rappresenta una notevole acquisizione culturale, prima ancora che tecnica poiché, a differenza del metodo chimico, indaga direttamente sulle comunità viventi nei fiumi e sui processi che in essi si svolgono. Ponendosi “dalla parte degli organismi acquatici” e lasciando in disparte il criterio antropocentrico e utilitaristico, che può ritenere le acque accettabili per un determinato uso umano (es. irriguo, industriale), un fiume viene giudicato non inquinato se permette ai suoi legittimi abitatori buone condizioni vitali.
Questo è l’assunto metodologico e scientifico per cui la valutazione della qualità delle acque fluviali va fatta con queste modalità e gli atti di programmazione degli enti territoriali l’hanno fatto proprio. Non si può più prescindere da questa conquista concettuale in fatto di ambiente che ovviamente tutela maggiormente il cittadino consumatore di acqua potabile che nelle aree metropolitane viene derivata soprattutto dai fiumi (e dai territori) di risorgiva (ad es. Sile, Marzenego, Dese, Zero, Storga, ecc.) perché lo mette al riparo da riscontri puntuali nel tempo tipici degli esami chimico-fisici, che possono essere negativi o positivi a seconda del momento del prelievo.
La valutazione biologica della qualità dell’acqua invece evidenza anche quegli aspetti di modificazioni lievi ma durature nel tempo che incidono sulla composizione delle classi biotiche degli organismi viventi nel fiume.
