Se i corsi d’acqua della terraferma, non solo nel Veneto e non solo per Venezia, hanno avuto la funzione e l’attitudine a consentire il trasporto e le comunicazioni tra la capitale lagunare e il suo entroterra, la realizzazione di nuove vie di comunicazione terrestri abbinate alla trasformazione della tecnologia dei trasporti e allo spostamento del baricentro della nuova logistica, hanno relegato il ruolo delle acque ad un destino tutt’al più connesso allo svago e alla piacevolezza della mera presenza.
I corsi d’acqua in oggetto sfuggono alle comuni classificazioni e la complessità tassonomica ne testimonia il motivo. Il lavoro dell’uomo in continua e stretta connessione con i contesti ambientali ha trasformato le vie d’acqua e il caso del Marzenego è particolarmente evidente: fonte risorgiva che diventa fiume, fiume che diventa canale, canale che si allaccia ai canali lagunari.
Mestre, città d’acqua, dolce e salmastra, punto di arrivo e congiunzione di forme idriche diverse e complesse che mettono in evidenza l’aspetto ambivalente di una cultura sincretica, è ormai nascosta: ciò che non si vede pare cadere nell’oblio almeno fino a quando non riemerge suscitando emozioni dimenticate o mai vissute, tanto da porre l’acqua nuovamente al centro della bellezza evocativa dell’immagine di una città di “terraferma”. La repentina, radicale e irreversibile trasformazione su ampia scala del rapporto tra paesaggio rurale e urbano e tra quest’ultimo e i corsi d’acqua e la laguna stessa sono i principi alla base del mutamento. Che si tratti dello sviluppo del porto industriale di Marghera, a partire dal 1917, che si tratti dell’ampliamento dello snodo ferroviario e del conseguente sviluppo edilizio verso di esso lungo le direttrici di via Piave e dell’attuale Corso del Popolo (già via Principe di Piemonte) e successivamente dell’alternanza tra pianificazione e speculazione lungo le direttrici del Canal Salso e lungo gli snodi principali verso Treviso e Castelfranco, l’assetto urbano di Mestre rivela tutt’oggi un rapporto confuso e caotico verso le proprie acque e verso la campagna circostante.