La prima parte del suddetto canale, compreso tra il ponte di via Colombo e il successivo attraversamento di viale Vespucci, scorre ancora all’interno di una struttura urbana per lo più accompagnato da edilizia composta da case base e villini. In particolare la Riviera Marco Polo, chiusa al traffico (il passaggio delle auto è consentito solo ai residenti) e trasformata in percorso ciclo-pedonale, consente il godimento e la fruizione dell’argine sinistro fino al ponte di viale Vespucci, accompagnando il ciclista o il pedone all’ombra di una piacevole fila di salici.
Sempre all’interno di questa porzione di canale risulta estremamente interessante notare la recentissima (da qualche anno ad oggi) comparsa di una moltitudine di barche ad uso privato, i quali approdi si spingono fino alla parte compresa tra il ponte di via Pio X e il ponte di via Colombo, a pochi passi dal centro cittadino; proprio a ridosso delle paratoie che controllano il flusso delle acque e costituiscono l’ultimo breve salto d’acqua, subito dopo il ricongiungimento dei due rami del Marzenego, determinando anche il confine tra acque dolci e salmastre. Gli approdi in questione, realizzati su entrambe le sponde, sono costituiti dalla posa di paline per l’ormeggio, che a seconda della larghezza del tratto di canale sono posizionate in parallelo rispetto all’argine oppure a “lisca di pesce”, e da soluzioni artigianali adottate dai singoli proprietari come la realizzazione di piccoli moli aggiuntivi o la personalizzazione dell’approdo con l’aggiunta di scalette per consentire un più agevole imbarco. L’insieme di questi elementi, all’apparenza disordinati, conferisce al canale la parvenza di una ritrovata vitalità e il chiaro segnale che indica l’importanza della possibilità di fruire della navigazione di ampi tratti del percorso fluviale nel cuore di Mestre. Una città di terraferma che riscopre e si riscopre un po’ alla volta città d’acqua: un’acqua non più negata, ma cercata dai suoi abitanti e ritrovata in qualità di fonte di svago e tempo libero, come dimostra la rapidità con cui sono stati assegnate ed occupate le concessioni degli spazi acquei lungo le rive dell’Osellino (verso il centro urbano).
Un nuovo rapporto con la via d ’acqua si concretizza attraverso la navigazione turistica e di piccolo diporto, formata da natanti[30] di modeste dimensioni (comprese in genere tra i quattro e i sei metri) adatte alla navigazione su bassi fondali e dotate di motori fuoribordo. Il canale diventa così una vena che, come il parallelo Canal Salso[31] distante meno di un chilometro, ricollega Mestre alla laguna.

Foto 6. L’Osellino rettificato scorre parallelo a viale Vespucci. A destra il bosco di Mestre “Osellino”.
Verso la laguna, ripartiamo dall’ampio ponte di viale Vespucci, una delle due (l’altra è via della Libertà) principali arterie viabilistiche che portano a Venezia. Qui l’Osellino, con un andamento pressoché rettilineo, scorre lento, accanto al già citato e trafficato viale, per circa un chilometro e mezzo fino a quando l’incontro con la gronda lagunare – nelle sembianze dell’estremità di Parco San Giuliano e il forte Manin – ne piaga l’alveo decisamente in direzione nord-est. In questo contesto l’Osellino si trova a dividere idealmente due ambienti con caratteristiche totalmente diverse fra loro: sulla sponda destra, infatti, la città si protende verso la laguna disegnando una penisola urbana[32] compresa tra il Canal Salso e l’Osellino per terminare nel recente Parco San Giuliano. Sulla sponda sinistra si aprono interessanti scorci di campagna periurbana formata da residui di agricoltura in grado di dare pregio e valore al paesaggio. Premessa la praticabilità di entrambe le sponde del canale, la fruibilità riguarda però solo l’argine sinistro, dove un sentiero in terra battuta consente di unire la piacevolezza dell’elemento acqueo con la riscoperta di un ampio frammento di campagna a due passi dall’addensamento edilizio. La parte destra dell’Osellino, a partire dal ponte di viale Vespucci, per una lunghezza di circa mezzo chilometro, è stata oggetto di un recentissimo intervento volto a facilitare l’accesso dei privati possessori di natanti al canale, posizionando una staccionata che impedisca il parcheggio (prima assai frequente) di camion e furgoni a ridosso dell’argine. Infatti se si considera l’altezza dell’argine e l’impossibilità di un comodo accesso al canale sul lato sinistro, l’ormeggio dei natanti si concentra (fatta eccezione per la parte iniziale) sul lato opposto e prosegue ininterrotto fino al ponte di via Orlanda[33], proprio a ridosso del nuovo Parco San Giuliano[34]. Seguendo il corso del nostro canale, poco prima del già citato parco, lo scenario urbano si dirada parzialmente per lasciare posto, sull’arginatura sinistra, al bosco dell’Osellino[35]. Il bosco, parte di un più ampio progetto di rimboschimento su suoli agricoli, in quest’ambito si integra con la via d’acqua individuando un continuum col paesaggio agricolo periurbano immediatamente adiacente. Dal ponte ciclo-pedonale che collega il bosco all’area urbana scavalcando il canale e lo stesso viale Vespucci è possibile notare il binomio tra l’ossimoro paesaggistico e il tentativo di integrare in uno spazio di pochi ettari l’ambiente rurale, quello urbano e quello naturaliforme artificiale.
Procedendo nel percorso verso la laguna l’Osellino scorre sotto il ponte di via Pertini, che conduce all’omonimo ordinato e verde quartiere popolare pianificato [36], sorto negli anni ottanta. Trecento metri dopo quest’ultimo ponte, troviamo quello di via Orlanda: l’ultimo attraversamento sull’Osellino nel territorio urbano di Mestre[37] .
La corsa verso l’antica foce, situata proprio nei pressi dell’attuale parco San Giuliano venne, a questo punto, deviata con provvedimenti e interventi successivi dei Savi ed Esecutori alle acque tra l’inizio del XVI secolo e le metà del seguente, puntando decisamente verso nord-est, parallelamente al bordo interno della gronda lagunare. Qui la fruizione ciclabile e pedonale del canale è possibile solo sulla sponda destra, seguendo il perimetro del parco San Giuliano, assecondando l’andamento regolare poligonale del contorno difensivo di forte Manin[38] e imboccando la nuova pista ciclabile, ippica e pedonale che, rettilinea, lasciando il canale sulla sinistra, giunge a Passo Campalto sede di numerosi cantieri e approdi per natanti.

Foto 7. L’Osellino in prossimità del Parco San Giuliano.
Lo sfogo in laguna dell’Osellino si presenta in alcuni punti. Se si considera che fino agli anni cinquanta del secolo scorso il canale in questione sfociava a nord di Tessera nella palude di Cona, dove incontrava i fiumi Dese e Zero, dal 1960 è interrotto proprio a Tessera a seguito dell’imbonimento delle barene per la costruzione dell’aeroporto. Esistono, dunque, due accessi alla laguna entrambi aperti nel corso del novecento: il primo è situato proprio in prossimità del parco San Giuliano e ne delimita il confine nord, il secondo è localizzato immediatamente prima delle piste dell’aeroporto che si protendono sul manto lagunare. Lungo quest’ultimo tratto la via d’acqua presenta numerosi approdi per natanti, in particolare in corrispondenza del Villaggio Laguna, sorto sulla gronda lagunare poco prima di Campalto e presso lo stesso Passo Campalto. Dal momento in cui l’Osellino incontra la laguna, infatti, prosegue idealmente sfumando nei canali lagunari: il canale di San Secondo a sud che da San Giuliano, parallelo al ponte translagunare, conduce alla Venezia ovest e il canale che dall’aeroporto conduce e Murano e quindi alle Fondamenta Nove passando per San Michele, l’isola cimitero. Questo affascinante continuum di vene d’acqua testimonia la forte connessione tra la laguna, le sue isole e le località bagnate nell’entroterra.
La realizzazione di questo canale non ha previsto (purtroppo) altri usi se non quelli di controllo e governo delle acque; ecco perché, nonostante attraversi squarci di paesaggi rurali estremamente interessanti – soprattutto tra Campalto e Tessera – la sua fruizione è limitata ai residenti che nei suoi pressi si concedono brevi passeggiate lungo le ripide arginature.
Il percorso fin qui descritto prende in considerazione il tragitto di un corso d’acqua, tuttavia è necessario esplicitare il contesto idraulico in cui si inserisce.