C’è un canale qui!

Non solo fiumi: una rete idrografica complessa

 

Contestualmente al bacino del Marzenego nell’area mestrina occorre segnalare la presenza, nel territorio di Trivignano, dell’affluente Rio Storto, del Rio Cimetto a Mestre (oggi entrambe in gran parte tombati e rettificati) e del canale Scolmatore. Quest’ultimo canale è stato realizzato dal Consorzio di Bonifica Dese Sile a partire dal 1978 col compito di intercettare e regolare le piene del Marzenego dalla zona di Zelarino per congiungersi alla deviazione dell’Osellino nella gronda lagunare esattamente prima dell’aeroporto di Tessera, dopo aver diviso in due metà l’omonimo abitato e attraversato il territorio di Favaro. A causa dell’andamento rigido e segmentato, della larghezza limitata e regolare e della tombatura in gran parte dei percorsi nei pressi dei centri abitati (Zelarino e Mestre zona Auchan in particolare) non si concede alla vista. A ciò si deve aggiungere la notevole profondità dello scavo dell’alveo che, in passato come ora, è stata al centro di discussioni in merito alla sua pericolosità. Proseguendo verso il cuore di Mestre occorre evidenziare la presenza di due corsi d’acqua oggi completamente interrati di cui rimangono tuttavia alcune tracce: il rio San Girolamo[39] per il ramo nord del Marzenego e la Brentella[40] per il ramo sud.

Il rio San Girolamo fu oggetto del primo interramento totale effettuato prima dell’ultimo conflitto mondiale. Questo corso d’acqua probabilmente in parte naturale (antico meandro del Marzenego?) e in parte rettificato dall’uomo, si svolgeva interamente nel cuore del centro storico e benché relativamente breve, la sua importanza è dovuta al fatto che era l’unica via d’acqua interna alle mura del Castel Nuovo. Il suo corso partiva dall’ansa del ramo nord, in corrispondenza del vecchio ospedale, per seguire la direttrice delle attuali via Einaudi e via S. Rocco; da lì, correndo parallelo al ramo delle Beccherie, penetrava la cinta muraria del Castel Nuovo[41], tagliava, perpendicolarmente, via Palazzo e successivamente piegava verso nord lungo l’attuale via S. Girolamo, continuava con una brusca deviazione verso est, seguendo l’asse di via Giardino e infine si rituffava nel ramo nord del Marzenego in prossimità dei ponti di via Colombo e via San Pio X.

È probabile che l’acqua del rio in questiona alimentasse i laghetti del parco di villa Ponci[42], tuttavia restano delle testimonianze fotografiche di fine ottocento e inizi novecento, di estrema importanza, che ritraggono il canale in prossimità della chiesa di San Girolamo. Per quanto riguarda i segni leggibili “da terra”, aiutandoci con le immagini da satellite, si può notare come l’andamento degli edifici, soprattutto tra via San Girolamo e via Giardino[43], segua il percorso dell’antico rio, messo ulteriormente in risalto dalla pedonalizzazione dell’antico alveo e dalla scoperta e messa in evidenza dei resti del ponte dei mulini, tra via Caneve e via Slongo.

Altro discorso vale per il canale Brentella. Idronimo piuttosto frequente nel panorama idrografico scolpito dalla Serenissima nel suo territorio[44], contestualmente al bacino del Marzenengo, il canale in questione prendeva l’acqua del ramo sud del Marzenego, poche decine di metri dopo il vecchio ponte della Campana, per scendere a sud, rettilineo, fino alla località della Rana e da qui a Malcontenta, intercettando il bacino del corso del Cimetto e successivamente delle acque della confluenza dei corsi d’acqua Lusore e Tron. Si potrebbe affermare che il ruolo di questo canale sia assimilabile a quello svolto, a nord, dall’Osellino: intercettare, controllare e deviare il regime delle acque aventi accesso diretto alla laguna. La Brentella in oggetto ebbe però vita relativamente breve: infatti già a partire dal primo ventennio del XVIII secolo iniziò ad essere imbonita e interrata e dunque divenne terreno disponibile per espansioni edilizie.

«In particolare proprio l’area a ridosso di Santa Maria delle Grazie aveva cominciato ad essere urbanizzata dopo la copertura del vecchio alveo dismesso della Brentella, rilevata in un disegno del pubblico perito Domenico Lorenzo Boschetti già il 9 maggio 1724»[45] .

Il percorso della Brentella, oggi completamente interrato è ancora, in parte, sopravvissuto nel toponimo di via Brenta Vecchia, strada perpendicolare a via Poerio e parallela a via Olivi. Con l’aiuto della carta IGM del 1887, le immagini dal satellite e un po’ di immaginazione è possibile ricostruire il tragitto dell’alveo di questo antico canale. Da via Brenta Vecchia, lasciata via Poerio, proseguiva lungo l’asse dell’attuale via Cappuccina, incrociava i binari dell’attuale ferrovia per Venezia e continuava rettilineo verso sud lungo l’attuale via Fratelli Bandiera fino alla località della Rana. Tombato, ridotto a fosso e infine interrato in fasi successive, di questo alveo imbonito rimangono tracce documentali nelle mappe storiche del catasto e dei beni del vicino monastero delle monache che usò parte del terreno, da poco imbonito, per espandersi già nel primo ventennio del XVIII secolo.

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