Il Marzenego[5] , il fiume che abbraccia Mestre e ne e delinea il centro storico, tra la separazione e la confluenza dei due rami, assume nel tempo una notevole varietà di idronomi. Per quanto riguarda il ramo sud, la cartografia storica lo identifica, a seconda del periodo, come: Musonel, Fiumetto, Cimetto, ramo delle Muneghe e ramo della Campana; mentre per quanto riguarda il ramo nord, pare che l’idronimo Marzenego si mantenga più stabile lì dove non viene sostituito dall’appellativo di ramo delle Beccherie.
Ma da dove proviene l ’acqua che scorre nell’alveo del Marzenego? Il problema della definizione e identificazione della categoria di “fiume” è ben messo in evidenza dalla problematicità della nomenclatura e dalla necessità di definire i confini di ciò che è fiume e ciò che non lo è. La questione parte dalle sorgenti stesse: se infatti il Marzenego viene comunemente considerato fiume di risorgiva che ha origine in località Fratta di Resana (circa cinque chilometri a sud di Castelfranco), ciò, sulla base dell’identificazione dell’asta fluviale, può essere non del tutto corretto. Come infatti sostiene Luigino Casarin[6]: «Il Marzenego[7] non è un fiume di risorgiva, che trae origine dalla località Fratta di Resana, come si crede, ma viene solamente arricchito di tali acque»[8]. La letteratura sull’origine del Marzenego sembra concorde sull’attribuirne l’inizio a partire dal ponte, a doppia arcata, gettato sulla via che da Padova conduce a Castelfranco; più precisamente tra Resana e Loreggia. Michela Dal Borgo precisa quanto segue: «Il fiume Marzenego (dal latino Marcenum), che nasce in territorio asolano, […] altro non è, infatti, che il proseguo del fiume Musonello (come si legge in molti documenti ufficiali) che, scendendo da Asolo verso Castelfranco Veneto, viene qui alimentato dall’apporto della Brentella, del Rio Musonello e da altre acque di origine risorgiva provenienti da Fratta di Resana. Per dare un’idea delle caratteristiche proprie del fiume così identificato, il Marzenego si snoda, dal contesto di alta pianura (zona di risorgive) fino alla laguna veneta per un totale di 45.549 metri sfruttando un dislivello di appena 29,43 metri. Il bacino del Marzenego interessa ben tre province venete (Treviso, Padova, Venezia) e dieci comuni (Resana, Loreggia, Piombino Dese, Fossalta, Trebaseleghe, Massanzago, Noale, Salzano, Martellago e Venezia).
Benché si tratti di un corso d’acqua minore, associazioni e numerosi ricercatori di storia locale (ma non solo) hanno dedicato al Marzenego un discreto numero di pubblicazioni anche se occorre segnalare che, molto spesso, gli studi, soprattutto riferiti all’abitato mestrino, non sono direttamente rivolti al fiume in quanto tale bensì, piuttosto, ad ambiti in cui il corso d’acqua è chiamato in causa collateralmente.
Il Marzenengo, le vicende ad esso riconducibili, la storia del corso d’acqua, gli usi attuali e le prospettive future non possono mai essere disgiunte dal contesto bagnato dalle sue acque. La storia idraulica, dalle campagne e dai colli pedemontani alla “Grande Venezia”, per ritornare a Mestre è una storia fluviale particolare e in questo contesto mi propongo di condurre una serie di osservazioni sul nostro fiume nel contesto urbano di Mestre.