C’è un canale qui!

Vedute sul ramo nord

Abbiamo visto, così, il ramo delle Muneghe riunirsi al ramo delle Beccherie in prossimità della pescheria, subito prima del ponte di via Pio X, per poi continuare in direzione della laguna attraverso il canale dell’Osellino.

Diverso è il destino del ramo nord del Marzenego. Benché non abbia subito la medesima obliterazione del precedente, si trova ad essere nelle stesse critiche condizioni di visibilità e fruibilità, nonostante si trovi ad essere coperto per un brevissimo tratto tra piazzetta Matter e piazza Ferretto (ponte delle Erbe). Se la visione di una cartografia satellitare inganna un ipotetico osservatore, la descrizione del percorso da terra gioverà ad una migliore comprensione. L’intento consiste, analogamente alla precedente descrizione, nel seguire il fiume e, lì dove possibile, assecondarne il cammino all’interno dell’abitato. L’itinerario inizia nuovamente dal palazzetto dello sport di via Olimpia: qui la vista della biforcazione fluviale è del tutto impedita dalla mole del palazzetto e per osservare il primo scorcio, peraltro suggestivo, occorre fermarsi sul ponte ligneo ciclo-pedonale che collega il parcheggio del palazzetto alla parte finale di via Wolf Ferrari. Guardando in direzione della corrente è possibile apprezzare un angolo verde, un interstizio minore compresso tra l’alveo fluviale e la ferrovia, sfuggito alle pratiche edificatorie, che entra in stretto connubio col fiume e il suo argine. Benché una rete impedisca l’accesso a quest’area, qualcuno, non resistendo al potere evocativo del luogo ha praticato, nottetempo, un’apertura che consente di accedere all’argine (l’interno è ricoperto di cespugli e erbe alte) per alcune decine di metri fino allo sbarramento ferroviario. Tale passaggio, assolutamente informale e imprevisto, apre lo sguardo su un frammento di territorio che può rimembrare l’archetipo dell’ambiente fluviale prima dell’assalto edilizio agli argini. Questo ambiente reca seco un’intima sfumatura che lo qualifica come «luogo» e «spazio vissuto»[17] degno di essere annoverato tra gli spazi di quella città imprevista così ben descritta da Paolo Cottino nel suo omonimo libro[18]. Qui residenti e immigrati trovano una nicchia di tranquillità bucolica e il rapporto col fiume si instaura attraverso la pesca (più o meno legale), le passeggiate lungo l’arginatura e il dare nutrimento alle anatre di fiume che qui hanno trovato il posto ideale per stazionare e procreare. [Quest’angolo è attualmente (marzo 2016)occupato da un cantiere della Ferrovia Metropolitana – NdR]

Varcato il ponte il nostro percorso procede lungo la riviera Giovanni Miani: nominazione ridondante se proposta ad uno sconosciuto visitatore eppure in grado di restituire un potenziale suggestivo per colui il quale è attento ai dettagli. Qui la strada, che si spinge fin sopra l’argine, segue l’andamento meandriforme del fiume fino all’arteria di grande traffico denominata via Circonvallazione, naturale prolungamento della strada Terraglio per la stazione di Mestre. Lungo la riviera se da un lato la successione dei villini e palazzine realizzate tra il primo e secondo dopoguerra è ininterrotto fino alla strada principale, dall’altro la godibilità è totalmente interdetta, per alcune decine di metri, dalla presenza del Tennis club. La riviera in questione altro non è che una strada, con molte abitazioni erette in fretta e furia negli anni sessanta, con guard rail e senza marciapiede: una constatazione apparentemente banale, ma se è vero che Dio è nei dettagli è forse altrettanto vero che quella stessa constatazione è in grado di svelarci come, in passato, regnasse il totale disinteresse,da parte dei pianificatori, a creare non solo una continuità e percorribilità con l’asta fluviale, bensì anche una porzione di strada dedicata ad altri usi che non fossero quelli motorizzati. Un recente tentativo risalente a pochi anni fa, in gran parte fallito per la mancanza dell’effettiva possibilità di fruizione, riguarda l’intervento di realizzazione di un edificio a sei piani accanto alla piscina comunale. La realizzazione di un ponte ciclo-pedonale in grado di unire la riviera ai giardini creati innanzi al suddetto edificio è un collegamento reso vano da una ringhiera da cantiere che impedisce l’accesso al ponte. L’ipotetico visitatore può solo così limitarsi a notare la negazione della fruizione fluviale, lì dove, per la prima volta, è stata pensata e pianificata (almeno a livello condominiale) con tanto di aiuole, staccionata in legno, piantumazione di alberi, uno spezzone di pista ciclabile e illuminazione notturna. Un tentativo di ricucire il rapporto col fiume isolato rispetto al contesto e non completato che aggiunge amarezza nel sottolineare il perpetuo disinteresse verso quel fiume che ha dato origine alla città.

Il nostro percorso meandriforme ci porta così a scontrarci con la trafficatissima via Circonvallazione che sorpassa il fiume attraverso un ponte in cemento a raso, assolutamente non percettibile dall’automobilista per l’ampiezza e l’assenza di baglio. Il corso del fiume scorre inosservato e ancor più celato dalla mancanza della tipica segnaletica stradale – marrone con ondine azzurre – suscettibile di informare l’ignaro passante della presenza del Marzenego[19]. Anche dettaglio di questa dimenticanza, apparentemente subdolo e degno dei giochi da settimana enigmistica, sta a sottolineare la mancanza di interesse nei confronti della via d ’acqua a cui si aggiunge la perpetuazione di una invisibilità forzata. In questo contesto il fiume è visto come limite naturale, come impedimento ai progetti urbanistici e non come potenziale alleato per riallacciare la spina di un nuovo rapporto con il corso d’acqua e riscrivere la storia di una città anfibia.

Il ponte di via Circonvallazione è il limite dal quale non è più possibile accompagnare il fiume, almeno fino al Centro Culturale Candiani, oltre l’ex ospedale. Volendo seguirne almeno il corso, un attraversamento pedonale a una ventina di metri verso il Terraglio ci consente di raggiungere l’opposto marciapiede. Qui, gli elementi che non consentono l’accesso all’argine del fiume sono rispettivamente un parcheggio comunale e, paradossalmente, il parco pubblico di via Einaudi.

Foto 2. : Uno scorcio del ramo sud nei pressi del vecchio ospedale Umberto I. La riva sinistra è occupata dal Parco pubblico di via Einaudi

Foto 2. : Uno scorcio del ramo sud nei pressi del vecchio ospedale Umberto I. La riva sinistra è occupata dal Parco pubblico di via Einaudi

 

Tra questi due, tuttavia è da segnalare la presenza di un elemento importante e interessante, molto poco conosciuto poiché ancor più invisibile e inaccessibile degli altri fin qui riportati. Superato il parcheggio comunale, seguendo la direzione delle auto nella via a senso unico dedicata al secondo Presidente della Repubblica italiana, Einaudi, troviamo una piccola viuzza sulla nostra destra costeggiata da alcune abitazioni a due piani d’inizio novecento. La suddetta viuzza, chiusa e ciclo-pedonale tranne per i residenti, continua con andamento irregolare dalla parte opposta della strada , avanzando verso la via Torre Belfredo attraverso una cornice di anonimi condomini che ne hanno assecondato il curviforme percorso.

Il toponimo è di fondamentale rilevanza: via Castelvecchio. Interrotta, per l’appunto dalla via Einaudi, naturale prolungamento di via Pio X, molto più recente e funzionale al collegamento tra la strada Castellana, quella del Terraglio e Piazza Barche con viale San Marco, attraversando tangente la Mestre medievale, la via Castelvecchio termina con un piccolo ponte largo circa tre metri, ad una sola arcata, in laterizio e senza parapetti, ricoperto completamente dalla vegetazione.

Foto 3. Ramo nord, il ponte del Castelvecchio giace in avanzato stato di abbandono.

Foto 3. Ramo nord, il ponte del Castelvecchio giace in avanzato stato di abbandono.

Questo ponte[20] (non segnalato) consentiva l’accesso all’area del primo fortilizio mestrino: il Castel vecchio[21] , di cui non rimangono tracce visibili in superficie a causa della sua probabile fattura lignea. Nel corso del XIV secolo, sotto il dominio veneziano, questo insediamento viene progressivamente abbandonato a favore della costruzione, poche centinaia di metri a nord est sull’opposta sponda del ramo nord del Marzenego, del complesso difensivo che attorno al trecento divenne il nuovo aggregato difensivo e nucleo cittadino denominato Castel Nuovo.

Questo piccolo ponte che appare, così come ora, in alcune preziose foto d’inizio secolo che lo ritraggono tra due rive percorribili e ricche di vegetazioni; servì probabilmente a collegare il nuovo complesso ospedaliero fondato durante la prima decade del novecento e sorto proprio nell’area prima occupata dall’antico fortilizio. Oggi la strada chiusa e resa proprietà privata non consente un’agevole visione (né tantomeno la fruibilità) del ponte e del fiume, complice anche un muro di cemento che si addossa, sul lato opposto a quello che resta degli edifici del vecchio ospedale primo novecentesco, a seguito della demolizione del monoblocco[22]. Ora   un progetto di riqualificazione urbanistica ne vorrebbe reintegrare la godibilità; tuttavia le vicende avverse, ad oggi, dopo la demolizione degli edifici più recenti dell’ospedale, ha lasciato un enorme cratere metafora della crisi economica e monito per aspiranti speculatori.

 

Proseguendo il nostro viaggio dal sapore dadaista nel centro di Mestre lungo via Einaudi, poco oltre la via del Castelvecchio, sulla destra troviamo l’ingresso dei giardini pubblici.

Questo spazio verde di disimpegno si allunga fino al ponte che collega la via Einaudi al centro Candiani e al grattacielo Donatello. Un piccolo polmone verde fruibile nel cuore di Mestre, tuttavia presenta il paradosso della negazione di un potenziale virtuoso rapporto col fiume. Incredibilmente la fitta vegetazione sul lato della sponda e la presenza di una rete metallica, impediscono l’accesso all’argine fluviale, negando al fiume il riconoscimento di un ruolo importante e simbiotico con una delle pochissime aree verdi adiacenti al corso d’acqua in questione.

In questo contesto il ramo nord del Marzenego scorre tra i suoi argini furtivo, “non visto” e non praticato, irriconosciuto e ancora negato, a ridosso di una città che sembra ancora una volta far finta o non accorgersi delle sue acque.

Con un ampia ansa il fiume scorre sotto il ponte di via Einaudi e lambisce per un breve tratto il centro culturale Candiani[23], il quale si erge con l’espressione di un antico maniero protetto dal suo fossato. Edificio dalle linee rigide, segmentate e imponenti è uno dei più discussi progetti di riqualificazione del centro cittadino del nuovo millennio. La annessa piazzetta si pone strategicamente tra il piazza principale (Ferretto già piazza Maggiore e Umberto I) e l’area dell’ex ospedale. Forse la forma architettonica potrebbe stridere col compito al quale è chiamato, come afferma il nome stesso, ma il centro culturale è sicuramente un contenitore di eventi estremamente importante per la città di Mestre. Un ponte in acciaio su due livelli, a metà tra il ferroviario e il levatoio, connette la piazza del Candiani alla riproduzione parziale di uno spaccato del bosco di Mestre.

Foto 4. Il Marzenego presso il centro culturale Candiani prima dei lavori di ampliamento.

Foto 4. Il Marzenego presso il centro culturale Candiani prima dei lavori di ampliamento.

L’ansa, convessa rispetto all’edificio in questione, disegna una porzione di spazio rinaturalizzata che si propone di individuare un nuovo ambiente in rapporto al fiume. Qui non ci sono barriere che impediscono di accedere all’argine e a valle del ponte appena descritto è stato ricostruito un esempio di approdo fluviale in legno. Ma se da un lato l’arginatura è “naturale”, sul lato opposto il tentativo di irregimentare il fiume è attenuato dai mattoni a vista della facciata del centro culturale che tenta anch’egli di creare un rapporto di continuità col fiume proponendo una passeggiata coperta e ben recintata che si affaccia sul corso d’acqua. Questo tratto descritto svela alla vista una fruizione del fiume per circa un centinaio di metri sulle due sponde, fino al ponte della Pescheria vecchia.

 

Prima di continuare il nostro percorso è necessario aprirne un altro che riprenderò successivamente. Infatti proprio su questo ramo del Marzenego, tra l’ex ospedale Umberto I e il Centro culturale Candiani, si dipartiva un altro corso d’acqua, il rio di san Rocco o di san Girolamo[24] interno al centro abitato che bagnava il cuore del castel Nuovo e riabbracciava il ramo maestro tra gli attuali ponti di via Pio X e via Colombo.

 

Dal ponte in prossimità del Centro Candiani il fiume restringe leggermente il suo alveo, arginato dalle fondamenta di due file di edifici (alcuni dei quali compaiono già nelle mappe catastali napoleoniche e asburgiche), fino al ponte delle Erbe[25] e poi ancora fino ai ponti tra calle del Sale e la riviera Magellano e, poco dopo, di via Fapanni.

Questo tratto, in grado di restituire alcuni scorci di valore nonché di notevole suggestione grazie alla presenza della chiesetta di San Rocco (1476), ad un approdo con scalette e agli edifici, in pietra d’Istria e mattoni, oggi ospitanti realtà ristorative, commerciali e abitative, non era fruibile, se non con lo sguardo dall’ingresso in piazza Ferretto, fino a un recentissimo interessante intervento. L’idea di rendere praticabile il corso fluviale in questo tratto, ha condotto alla realizzazione di una passerella pedonale, in acciaio e legno, che, dal ponte a ridosso del centro culturale Candiani, corre sospesa sull’acqua inizialmente a ridosso della sponda sinistra e poco oltre, grazie ad un ponticello in continuità con la passerella, sulla sponda opposta imboccando i portici del cinema Excelsior per raggiungere, infine, la piazza Ferretto [Ora questa passerella non è praticabile (marzo 2016) – NdR]. Al di là dei commenti tecnici e architettonici reputo questa iniziativa, per quanto isolata rispetto al contesto generale in cui versa il corso fluviale, un segnale estremamente interessante e importante che va nella direzione di un recupero della complessiva fruibilità del fiume e del recupero del suo valore per la città, anche in vista della parziale riapertura del poco distante ramo della Campana.

In questo tratto il fiume assume un ruolo molto strategico: inaugura la passeggiata in piazza Ferretto e nonostante passi quasi inosservato considerata anche la presenza di edifici che fungono da sponda al fiume – in pietra d’istria e laterizio – nonché dello storico edificio a ponte che, poco più a valle, si pone in continuità col varco pedonale, regala, volgendo lo sguardo a monte, un frammento pittoresco di notevole valenza e bellezza.

Dopo aver diviso Piazza Ferretto da Piazzetta Matter, il corso d’acqua si insinua tra due argini verticali di cemento che individuano: a sinistra la Riviera Magellano e a destra via della Pescheria vecchia. Solo la riviera Magellano, con le sue attività commerciali, ricreative e ristorative è interamente percorribile fino al ponte di via Fapanni da dove inizia nuovamente l’arginatura “naturale” non praticabile. Vale la pena di spendere due parole su questo frammento urbano di un ritrovato rapporto tra corso d’acqua è città. La riviera, così come anche il lato della Pescheria, nonostante siano sostenute da arginature in cemento addolcite dai mattoni a vista, rappresentano dei percorsi pedonali e paralleli al fiume. Questo tratto infatti scorre nel cuore di Mestre connettendone i due luoghi simbolo per eccellenza: la piazza principale (Ferretto) e la piazza XXVII ottobre (Barche)[26]. Il recente progetto di riqualificazione ha visto la posatura di una nuova pavimentazione, di un originale sistema di illuminazione, che sfrutta direttamente l’elemento fluviale come corridoio acqueo e la sistemazione di panchine.

La parte finale della suddetta riviera, nel tratto compreso tra via Pio X è stata oggetto, all’inizio della prima decade del nuovo millennio, di un discusso intervento urbanistico. Lungi dal voler entrare nei dettagli cronologici e operativi dell’evento, sarà sufficiente, in tal sede, ricordare che il giardino[27] dedicato alla personalità intellettuale mestrina di Luigi Brunello è stato sostituito da un nuovo imponente edificio. Fuori da ogni considerazione nel merito, colpisce osservare un’architettura “per aggiunta” che tende a saturare gli spazi “liberi” trasformandoli in vuoti urbani da “riqualificare”. Tuttavia durante gli scavi emersero i resti di una parte del fossato medievale[28] e di una, poco più recente, peschiera che sfruttava una parte del fossato stesso. Entrambe questi elementi archeologici sottolineano il secolare e strettissimo vincolo costituito dagli usi più diversi che la città ha instaurato coi suoi corsi d ’acqua: pesca, commercio e viabilità. Questa memoria idrica dovrebbe, a mio avviso, essere preservata e studiata il più possibile non solo da un punto di vista storico e archeologico, bensì anche in una prospettiva presente per comprendere le potenzialità che può restituire il restauro del rapporto tra la città e le sue acque (tempo libero, riqualificazione urbana, ritrovata bellezza dei luoghi) e per comprendere rischi e vulnerabilità dell’obliterazione e dell’occultamento dei percorsi che compie l’acqua, anche in funzione di una ritrovata conoscenza e responsabilità dei singoli cittadini e delle istituzioni di fronte a potenziali eventi calamitosi e sinistrosi.

Così, tra una fila di condomini e la pescheria (riconoscibile dalle basse cupolette bianche che denotano le aree di vendita), il ramo delle Beccherie ritrova le acque del ramo delle Muneghe, aprendo un nuovo problema tassonomico. Dopo via Colombo, infatti, il Marzenego assume un andamento più uniforme, generalmente rettilineo, a testimonianza di un preciso intervento umano di rettifica: inizia il canale dell’Osellino[29]. La prima caratteristica che salta all’occhio riguarda le acque: da qui infatti le acque dolci di risorgiva incontrano quelle salmastre della laguna, poiché da questo punto il canale, oltre ad essere stato rettificato dall’uomo, è soggetto alla maree provenienti dal mare e quindi dalla laguna stessa.

Foto 5. I due rami del Marzenego si riuniscono presso via Pio X

Foto 5. I due rami del Marzenego si riuniscono presso via Pio X

 

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