Acque alte a Mestre e dintorni

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Dovremo dunque imparare a convivere con eventi estremi?

Perché questo ci stanno dicendo gli esperti e questo è stato il consiglio dell’ingegner D’Alpaos quando nel 2010 gli abbiamo chiesto come può essere affrontato il rischio idrogeologico.

Ma cosa significano le sue parole? Innanzitutto smetterla di parlare di eventi estremi: “una scappatoia di comodo per sottrarsi alle responsabilità, lasciando sullo sfondo o ignorando le gravi mancanze legate ad un uso improprio del territorio da parte dell’uomo, per soddisfare, direbbe Cristoforo Sabbadino, le proprie voglie ingorde” (Luigi D’Alpaos, Mestre, 14.12.2010).

D’Alpaos quindi sta chiedendo a tutti, cittadini e istituzioni, di essere consapevoli che il rischio idrogeologico non solo esiste ma sta peggiorando e che a tutti spetta essere vigili e attenti e responsabili nella scelta delle azioni più utili a preservare da questi eventi.

Come allora salvarsi dall’uso improprio del territorio che già è stato fatto? Nel quaderno che abbiamo pubblicato vengono date diverse indicazioni, frutto anche del grande lavoro compiuto tra il 2008 e il  2011 dal Commissario straordinario per l’emergenza allagamenti, Mariano Carraro e dal suo staff. Ne sceglierò una che ha in sé la parola utopia e quindi ci aiuta a pensare il futuro, perché poco ancora è stato fatto e la domanda resta aperta.

Il prato di Mestre e la green belt (queste sono state le parole usate dal Commissario e dal suo staff) sono solo utopie?

Nel 2010 Michele Zanetti ci aveva conquistato con un intervento dal titolo: il prato di Mestre: un progetto utopico? in cui invitava a fare il prato di Mestre lungo il fiume, dando modo di avere una cassa di espansione lineare larga almeno 50 metri, che consentisse di aumentare il profilo e la portata dell’alveo di piena e di avere un’ampia zona di infiltrazione per l’acqua nel caso di eventi meteorici importanti. Spiegava che il prato ha l’indice di infiltrazione idraulica maggiore che esista. E indicava due aree che potevano essere adatte per questa utopia:

  1. il sistema di prati che a monte del bosco Osellino, nel quartiere Pertini alla Bissuola, che costituiva il vecchio alveo del Marzenego.
Il vecchio alveo del Marzenego alla Bissuola. Estratto dalla Kriegskarte del Ducato di Venezia di A. von Zach, 1798-1805

Il vecchio alveo del Marzenego alla Bissuola.
Estratto dalla Kriegskarte del Ducato di Venezia di A. von Zach, 1798-1805

In questa carta del von Zach si può vedere ancora il vecchio percorso naturale del fiume attraversato dalla rettifica del 1784 (su progetto di Tomaso Scalfuroto).

Tracce del paleoalveo dall’argine sinistro dell’Osellino. Foto di Mario Tonello (www.apassitardielenti.it)

Tracce del paleoalveo dall’argine sinistro dell’Osellino.
Foto di Mario Tonello (www.apassitardielenti.it)

 

Per il valore storico-archeologico e naturalistico dell’area numerose associazioni ne avevano chiesto la tutela ambientale. (Vedi ad esempio il lavoro “I valori dell’area “Cavergnago-paleoalveo del Marzenego“, a cura dell’Associazione La Salsola et alii)

A distanza di 10 anni sappiamo che lì, nonostante l’opposizione degli abitanti del luogo, stanno costruendo una strada preludio a nuove edificazioni.

  1. Dall’altro lato della città sta un altro possibile prato: Il parco del Marzenego alla Cipressina,
Tratto da: ilfiumemarzenego.it, selezione della cartografia a cura di Giorgio Sarto.

Tratto da: ilfiumemarzenego.it, selezione della cartografia a cura di Giorgio Sarto.

1805                             |                1960                                   |                             2014

In questa carta del 1805[1] si può osservare il Marzenego e i suoi affluenti che entrano a Mestre, in località Zelarino, ancora con meandri e prati stabili sulle sponde di più frequente allagamento, boschi, fossi e frequenti piccoli stagni. Ne restano ormai piccole tracce come si vede nella comparazione fatta da Giorgio Sarto tra le 3 carte (1805-1960-2014) che mostra la progressiva cementificazione delle rive del Marzenego.

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