Acque alte a Mestre e dintorni

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I comitati allagati, documentandosi proprio sulle reti di scolo, avevano individuato presto un’altra causa, recente, degli allagamenti subiti: la nuova rete di fognatura della terraferma veneziana avviata nel 1962 e ristrutturata col progetto del 1991, è di tipo misto, cioè riunisce insieme acque nere e acque di pioggia, trasportando, durante le grandi piogge, una quantità d’acqua insostenibile, destinata a fuoriuscire dai tombini, come avevano sperimentato più volte.

I canali (in azzurro) e le reti di fognature (in rosso) di Mestre. Planimetria elaborata da Marcello Meneghin

I canali (in azzurro) e le reti di fognature (in rosso) di Mestre.
Planimetria elaborata da Marcello Meneghin

Marcello Meneghin, che ha elaborato questa mappa, durante gli eventi del 2007 voleva con un trapano forare il tombinamento del Rio Cimetto alla Gazzera, per farvi andare dentro l’acqua che invadeva le strade. Secondo lui l’unica soluzione è arrivare a una fognatura che separi le acque nere da quelle di pioggia, che andrebbero così a finire nei molteplici canali che si possono vedere nella mappa. Anche il commissario per l’emergenza allagamenti e il suo staff avevano accolto questa proposta, ma quando intervistammo l’ing. Benedetti di Veritas nel 2011, escluse che si potesse rifare la fognatura di Mestre e ci spiegò che l’azienda era orientata a costruire altre vasche di prima pioggia dove convogliare le acque in eccesso. Ma le due più importanti, in via Torino e in via Bissagola, quasi delle idrovore nel progetto, sono finora rimaste sulla carta.

Già alla prima domanda, quella sulle cause, si può capire quanto sia complesso, anche dal punto di vista storiografico, questo tema e come vada studiato da molti punti di vista. Per la ricerca abbiamo chiesto la collaborazione di persone sensibili ai temi dell’ambiente e del bene comune, esponenti dei comitati allagati, studiosi di diverse discipline, professionisti, rappresentanti delle istituzioni. Alla fine abbiamo raccolto gli aspetti più interessanti nel quaderno Acque alte a Mestre e dintorni. Storie, luoghi, persone (2006-2012)[1]

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Ma a dieci anni da quegli eventi che hanno visto il ripetersi di questi fenomeni in varie parti del Veneto e dell’Italia, molte domande vanno ancora poste e hanno bisogno di risposte concrete.

Ne presenterò 2, quali spunti per pensare il futuro. Partirò da una domanda che emerge con sempre più forza e che sintetizzerei con queste due foto.

Uragano Harvey (Texas 2017, 71 vittime) e Alluvione 2006 (Favaro, Fabrizio Zabeo con il padre)

Uragano Harvey (Texas 2017, 71 vittime) e Allagamento 2006 (Favaro, Fabrizio Zabeo con il padre)

Nella foto a destra c’è Fabrizio Zabeo che porta sulle spalle il padre nell’allagamento di Mestre del 2006 (che è stato la premessa di quello più devastante del 2007). Quella a sinistra invece è una foto dell’uragano Harvey che nell’agosto del 2017 ha fatto 71 morti in Texas.

Perché accostare le due immagini di eventi tanto distanti tra loro? Perché i ricercatori che studiano i cambiamenti climatici[2] segnalano il continuo aumento di questi fenomeni estremi, causato dalla crescita di CO2 nell’atmosfera e dall’aumento della temperatura  degli oceani e dei mari e avvertono che l’entità dei disastri aumenterà anche in Europa, con lunghi periodi di siccità alternati con periodi di piogge intense e devastanti.

Eventi estremi a Venezia

Eventi estremi a Venezia

Lo studio condotto nel 2012 dal servizio meteorologico dell’ARPAV di Teolo e curato da Giuseppe (Pino) Sartori: Eventi metereologici estremi. Dati e valutazioni sulla radicalizzazione del clima in Veneto  ne è una conferma. (Questo studio è stato recensito su storiamestre.it da Maria Giovanna Lazzarin, Il mago di Oz in abito da sposa. Su un recente studio sul clima in Veneto).

Un gatto a Marghera durante l’allagamento del 26.09.2007

Un gatto acrobata a Marghera durante l’allagamento del 26.09.2007


[1]      M. Luciana Granzotto, M. Giovanna Lazzarin (a cura di), Acque alte a Mestre e dintorni. Storie, luoghi, persone (2006-2012), Quaderni di storiAmestre, stamperia Cetid 2013
[2]      Cfr.  l’intervista di Antonio Cianciullo a Lucka Kajfez Bogataj, (climatologa dell’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – che ha avuto il Nobel nel 2007), La temperatura degli oceani cresce ancora. Se non cambiamo, disastri sempre più forti: La repubblica 9.9.2017
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