Per il Parco del Marzenego -1

1. Il sistema fluviale nel passato attraverso la cartografia

 

A fronte della sottovalutazione e maltrattamento dei fiumi e delle acque   constatabile nel lungo periodo di “moderna” urbanizzazione sconsiderata che ben conosciamo, richiamo l’attenzione sull’enorme importanza attribuita al sistema fluviale nel passato,   rappresentato per esempio con forza ideografica da mappe tipo quella del Vestri


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Vestri-Prima metà XVII sec. (particolare).Venezia, Museo civico Correr, Cartografia, Mappe Donà delle Rose 12/115

dove si vede che il peso delle acque che sversano in laguna o ne sono deviate è determinante ed è componente basilare del territorio. I fiumi sono infatti accentuati dalla doppia fascia verde che li accompagna e che non rappresenta simbolicamente solo i prati stabili e la zona più di frequente investita dalle esondazioni, ma anche il loro legame con il circostante territorio.

Il Marzenego occupa la parte centrale di questo ritaglio di mappa e risaltano sul suo corso i centri maggiori di Noale e Mestre, la cui formazione è intrecciata al fiume.

Considerando una carta topografica militare, la monumentale Kriegskarte elaborata dal 1798 al 1805 sotto la direzione dell’ufficiale Anton von Zach , (Oste-Kriegsarchiv di Vienna, pubblicata da Fondazione Benetton Studi Ricerche con la collaborazione dell’Archivio di Stato austriaco, Grafiche Bernardi, Treviso 2005)


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Particolare della monumentale Kriegskarte elaborata dal 1798 al 1805 dall’ufficiale austriaco Anton von Zach .

fiumi e fasce fluviali risultano un elemento, non più ideografico ma topografico,   ben evidente del territorio, con il rilievo dell’andamento dei prati stabili rappresentati in giallo, uso del suolo adatto rispetto alle frequenti esondazioni.

In un altro stralcio, relativo all’Osellino,


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Von Zach, particolare dell’Osellino. coesistono ancora il tratto rettificato e il tortuoso corso naturale

in basso a sinistra  si vede ancora coesistere per lungo tratto, accanto alla antica rettifica operata dalla Repubblica di Venezia il precedente corso tortuoso del Marzenego, la cui traccia arriverà in parte fino ai giorni nostri: una soluzione straordinaria rispetto alla brutalità della massima parte delle rettificazioni degli anni ’50-’80 ( per inciso faccio notare per il presente che, al di là di altre pesanti considerazioni urbanistiche ed economiche, del valore storico geografico di questo sito anche in riferimento all’antico porto di Cavergnago non è stato tenuto nessun conto nel progetto comunale di nuovo asse stradale e insediamento PEEP, contestato da numerose associazioni.)

Un secolo dopo, a fine ‘800, in questa carta d’impianto dell’Istituto Geografico Militare del 1887-88 rielaborata anche per accentuare con colori l’uso del suolo


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Vecchio e nuovo: le fasce a prato lungo i fiumi, e gli assi ferroviari che tagliano il territorio (1888) [Laboratorio Mestre 900]

da una parte appare il primo segno forte e pure violento della modernità costituito dai 3 rami ferroviari confluenti su Mestre e Venezia, uno dei quali taglia il margine del bosco di Carpenedo che viene ancor più compromesso dal nuovo forte del campo trincerato, dall’altra parte permangono ancora come elementi fondamentali le fasce di prato lungo i corsi d’acqua come il Dese e Marzenego.

Devo tralasciare le trasformazioni della prima metà del ‘900 che per esempio con la bonifica integrale delle zone umide coinvolge radicalmente il vasto settore nord orientale del nostro territorio e sviluppa una gestione dei corsi d’acqua prevalentemente basata sullo scavo e allargamento degli alvei, rialzo degli argini e limitate rettifiche. Già in questo periodo mutano   idee e interventi in senso tecnico strumentale semplificato nei confronti della complessità e sostenibilità delle risorse idriche e dei bacini fluviali.

Do per acquisito che nei quarant’anni e più dopo la seconda guerra il comportamento sia culturale che in termini di progetti e interventi rispetto ai corsi d’acqua peggiora di pari passo con le modalità sregolate dell’urbanizzazione.

Oggi possiamo constatare che nel campo tecnico e istituzionale, nella realtà del paesaggio delle acque impoverito da interventi non sostenibili e anche nella cultura e nei costumi della vita quotidiana di gran parte della popolazione l’atteggiamento è stato: voltare le spalle all’acqua.

Il sistema dei corsi d’acqua non è stato trattato come bene comune in sé e che interloquisce con la vita delle persone e le dotazioni collettive delle città e dei paesi, ma la turbinosa urbanizzazione si è rivolta verso la strada e casomai nelle aree strette dei paesi ha occupato e privatizzato in modo distruttivo tutto lo spazio tra strada e argine, talvolta addirittura fin sopra l’argine.

[segue]

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