Giorno 7, 28/06/2004 – dalla Baia delle Pecore a Sottomarina (50 km)
Risveglio prestissimo intorno alle 5, grazie ad un cuculo che, unico uccello della zona, ha deciso di cantare proprio sopra il nostro capo. Ebbene, allora via! Ci concediamo un’abbondante colazione, prepariamo tutto con calma e facciamo due foto.

Foto 17 – Risveglio morbido…
Alle ore 7.15 siamo imbarcati dopo un carico merci limo-merdoso. La nebbia che si forma sul fiume appena sorge il sole toglie consistenza alle cose. Potremmo anche trovarci nelle highlands scozzesi, manca solo la presenza di un bell’unicorno bianco. Purtroppo la corrente cala ulteriormente. Ora la velocità media è 2 km, a remi raggiungiamo i 5,5 – 6 km.
Fino a Cavanelle nulla di particolare, fin quando il fiume si apre in due ampi canali: quello sinistro porta direttamente in laguna. È questo il consiglio di alcuni uomini impegnati a ripitturare i fianchi di una grossa navetta che trasporta da Cavanelle a Chioggia. Tuttavia per fare ciò dovremmo risalire per 1 km, e l’idea iniziale di sfociare in mare insieme al fiume fallirebbe.

Foto 18 – Orizzonte libero in vista del mare presso la foce
Proseguiamo decisi, ci attendono gli ultimi 10 km. Il ritmo di remata è ormai forte e deciso.
In un’ora giungiamo spediti, senza aver notato aspetti interessanti, a 3 km dalla foce. Improvvisamente il fiume si allarga sino a 200m. In vista del mare decidiamo di fermarci a destra dell’isola di destra nella foce.
La spiaggetta è favolosa, a ridosso di un argine di massi, a 20 m dal mare. Ci fermiamo quindi ancora in acqua fluviale, ma il tasso di salinità è già elevato così come il colore è un azzurro turchese, mistura tra il blu verde e il marrone.
Riprendiamo e percorriamo l’ultimo tratto tra due muri di massi che conducono il fiume a l km dalla costa. Appena usciti dal ridosso dell’ultima isola fluviale il moto ondoso si fa sentire eccome, con onde di mezzo metro che entrano dentro per 1 km. Il vento temuto, proveniente dal mare, che avrebbe frenato il nostro avanzamento è solo una lieve brezza. Così come il mare che si offre solo appena increspato.
Usciti al largo costeggiamo finalmente sino alla foce del Brenta. Qui la corrente del fiume in uscita crea in una zona ben definita delle onde incrociate piuttosto veloci che ci danno qualche problema così carichi. Superato comunque l’argine nord del Brenta tutto ritorna tranquillo. Puntiamo decisi, verso riva, avendo notato una zona di spiaggia relativamente sgombra da ombrelloni: Playa Punta Cana.

Foto 19 – Col mare dietro il muretto
Giunti a riva ormai cotti dalle temperature caraibiche, montiamo la velatura, che però non proviamo in mare, dato lo scarso vento che ci creerebbe ulteriori fatiche se dovessimo remare a vele spiegate: l’albero e la velatura impediscono di muoversi liberamente con i remi imbracciati.
A terra, subito due birre ghiacciate e già la gente inizia a fermarsi. incuriosita da questo mezzo a vela. E noi contenti, forse un po’ scardinati dalla realtà di tutti i giorni dopo una settimana così, iniziamo a raccontare le nostre avventure. A pomeriggio inoltrato montiamo la tenda in campeggio, laviamo. accuratamente la nostra fida imbarcazione, liberandola da tutto il marciume che pazientemente ha sopportato per tutto questo tempo, e la lasciamo asciugare completamente, prima di infilarla nelle sacche da trasporto.

Foto 20 – Sulla spiaggia a Sottomarina
Foto 20 Sulla spiaggia a Sottomarina
Trovarsi in mezzo a campeggiatori, perlopiù nonni della zona con i loro nipoti – la maggior parte bambini viziati a cui farebbe. bene una vacanza simile a quella da noi esperita – è strano. Solo il giorno successivo l’impatto con le masse di persone che si mescolano come le acque di un fiume ci riporterà ai modi sociali dai quali siamo rimasti lontani per una settimana circa, trovandoci paradossalmente su un’arteria fluviale, quindi nel mezzo della civilizzazione.
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