Giorno 3, 24/06/2004 – da Pian della Vigna (Ala) alla Via Cavallara, ante 2° ponte di Arcè (40km)
Livello idrico in diminuzione, effetto della 1° e 2° diga.
Come era da aspettarsi, ci svegliamo alle 4 col primo IC che passa a 140 km/h, accompagnato dai soliti TIR. Pare di dormire sul bordo della strada, dal suono che giunge dentro la tenda. La notte comunque ha portato consiglio perché il morale di entrambi è nuovamente alto, ormai dimentico del giorno precedente. Dopo colazione carichiamo tutto e passiamo a piedi la seconda chiusa. Il sentiero va dritto dalla vigna lungo il fiume, passa la diga sulla sinistra, sotto il ponte dell’Autostrada e procede per altri 500 metri circa sino alla fine del vigneto. Al che bisogna entrare tra le robinie e i salici alla ricerca di un’entrata che chiamarla terribile è un eufemismo: infatti anche qui ci troviamo ad entrare sul lato esterno sinistro dove ovviamente la corrente è forte per, di più la seconda diga scarica l’acqua dall’alto creando un bel movimento nonché un’accelerazione immediata della corrente. Sfruttiamo un masso che crea una piccola remora e trovato il punto meno fondo, con l’acqua fino alle ginocchia, completiamo la messa in acqua, complicatissima, del mezzo, caricato, tutto l’equipaggiamento e via con un’altra partenza da bob, per evitare di piantarsi sui sassi poco più avanti. Un bestemmione saluta il passaggio e l’addio alla 2° chiusa.

Foto 6 – Lo sbarramento del Chievo
I successivi 10 km sono noiosissimi, scorrendo incanalati tra Autostrada e Ferrovia. I rettilinei, con argini alti e artificiali, appaiono infiniti, sino a Borghetto, dove con sorpresa troviamo alcune piacevoli spiaggette e un’isoletta con baietta chiusa ben ridossata. Siamo nella Val Lagarina. Da qui sino alla chiusa di Ceraino il fiume riassume delle proporzioni più naturali. Si formano infatti due ampi meandri con angolini molto riparati.
Lentamente il monte Baldo a destra e i Lessini a sinistra iniziano a declinare verso sud. Si intravede il forte di Ceraino. L’attesa è grande in quanto questa strettoia oltre a creare condizioni difficili per lo stretto raggio delle due curve a 180° in successione, rappresenta la fine di un tratto, il cambio di fisionomia del fiume, clima e vegetazione. È la linea di separazione tra l’aspetto alpino e quello mediterraneo del fiume. Lo si avverte subito dal frinire delle cicale che qui sentiamo cantare per la prima volta. Per prudenza ci fermiamo km a monte del forte e a piedi nella vigna costeggiamo il fiume in cerca di ostacoli. La prima curva non desta preoccupazione avendo un’onda media, ma sassi comunque sufficientemente profondi. Scesi sul fiume ci appare la famosa spiaggia Il luogo è veramente incantato. Non vi è nessuno e nessun rumore viene a turbare la quiete di questo angolino. La sosta è d’obbligo e il pernottamento pure. L’approdo dopo la prima curva a 180° si trova sulla sinistra, è visibilissimo e comodo per la presenza di vera sabbia a granulometria grossa, che non cede e non attacca, al contrario del limo.
Dopo le costrizioni della valle da Merano in poi, questo è il primo luogo in cui il fiume ha un corso naturale, scolpito nella roccia da lui stesso. La ferrovia che una volta sfrecciava sopra la chiusa oggi passa in galleria lontano da qui. La statale è l’unica fonte di disturbo antropico, assieme ai trattori nei vigneti.
Nella fretta di passare la prima curva non attracchiamo subito e continuiamo verso la seconda curva, pensando di trovare magari un approdo un poco più a valle. Ma la decisione si rivela vana. Allora cerchiamo di fermarci nella spiaggetta all’interno della 2° curva, ma è ripida, poco invitante. Tentiamo dunque di risalire fino alla spiaggia da sogno, ma la corrente è troppo forte: desistiamo, sarà per la prossima volta. Ci infiliamo dunque nel canyon e con gioia usciamo finalmente dal budello entrando nella Padana. L’uscita dal canyon offre subito, accanto alla. riva destra con chiesetta, una subitanea. dilatazione dell’orizzonte e un notevole cambio di luce.
Purtroppo il tratto compreso tra Ceraino e il ponte di Sega è un continuo susseguirsi sia a destra sia a sinistra, di fabbrichette che lavorano il marmo o comunque pietre da taglio, come il porfido. Gli argini su cui sorgono tali orribili edifici sono praticamente la discarica di materiali di scarto e altri rifiuti.
Sino a Pescantina non vi sono approdi, anche perché gli argini sono tenuti molto male, con spesso rovi ed edere che impediscono l’uscita, se non si dispone di un machete. Attenzione alle ultime curve prima del ponte di Sega, ove 300 metri prima c’è una curva pericolosa, una “S” stretta che butta sul lato esterno, ricco di píetrosi. Come al solito, se si è carichi e poco manovrabili, meglio anticipare sull’interno.
Terminata, la zona del marmo, l’Adige recupera dignità e prima di Pescantina ci regala un tratto piuttosto piacevole. Gli argini sono più bassi e accessibili, e così approdiamo lungo la via Cavallara: antica via lastricata lungo gli argini, che una volta erano liberi da alberi, che andava da Verona a Bolzano, utilizzata per trainare controcorrente le zattere scariche.
Siamo attratti da una piccola discesa ricavata nei rovi e decidiamo di pernottare. L’argine è alto 2 metri, e sotto pioppi enormi e su sabbia piantiamo la tenda. Simpatica conoscenza col contadino di fronte, al di là del muro. Ci racconta l’uso dell’arco in pietra rimasto: sosteneva le ruote di legno, idrovore che prelevavano l’acqua del fiume e la trasferivano in sistemi d’irrigazione (acquedotto romano), che toccavano tutti i campi anche più all’interno.
Decidiamo per l’ormeggio prua e poppa e lasciamo Ka in acqua. Passeggiamo sino al paesino di Arcè, molto carino, e degustiamo la specialità: luccio ih salsa. Squisito, accompagnato da molte pesche bianche deliziose, generosamente regalateci dall’agricoltore. Ad ogni modo i pochi passanti sono tutti interessati al viaggio. Il contadino ci ricarica persino i cellulari.
Il pomeriggio vediamo le uniche tre canoe da discesa che percorrono il fiume in corrente: scopriamo che poco a valle c’è la sede di un’associazione di canottaggio che vanta un pluricampione mondiale.