Parole del fiume – STRADA

Posta quasi per intero nel bacino del Marzenego, dove si manteneva, tranne che per un brevissimo tratto a Resana, parallela al fiume sulla sinistra idrografica, la Castellana era un’importante via di traffici internazionali, conducendo la sua prosecuzione per Bassano e la Valsugana in area germanica; non senza ragione essa si era guadagnata l’appellativo di “Imperiale”. Sotto Venezia fu classificata, istituito l’omonimo servizio, come “strada postale della Serenissima” ed era descritta “di innumerevole concorso”. Sul piano locale, oltre che per i rapporti tra Castelfranco, Noale e Mestre, la Castellana risultava essenziale per il trasporto a Venezia delle farine provenienti dai numerosi mulini sul Marzenego, vitali per il rifornimento della città marciana.

Sulla destra idrografica si teneva invece per un buon tratto la strada da Mestre per Noale e Camposampiero, probabilmente sul tracciato delle attuali vie Gazzera Bassa e Alta, Brendole, Selvanese (nel comune di Venezia), Olmo e Roviego (in quelli di Martellago). Da un catastico del 1315, sappiamo che in territorio di Maerne essa passava sull’altra sponda del fiume mediante un ponte. Nell’attraversamento dell’abitato di Noale la via rincontrava il Marzenego; in questo luogo, la complicata trama di derivazioni e fossati attorno e dentro al castello aveva obbligato alla realizzazione di un sistema di ponti: disegni di fine Seicento-inizio Settecento ne mostrano cinque, due verso Mestre e tre verso Camposampiero. Quelli che la strada collegava erano centri minori, ma nel cuore di un’area fortemente agricola; perciò essa era abbastanza trafficata: nel 1826 risultava classificata come “commerciale”.

Per Noale passava, e superava a sua volta il Marzenego con un ponte in pietra, una ben più importante arteria stradale, la via tra Padova e Treviso altrimenti detta Noalese. Il percorso originario seguiva la linea per Scorzè, Rio San Martino, Sant’Alberto e Quinto di Treviso. Nel tempo essa conobbe consistenti modifiche. La più rilevante fu nel 1846 il rettifilo del Drizzagno, nel tratto Scorzè-Zero Branco, con l’abbandono del tragitto per Rio San Martino e Sant’Alberto.

 

Per i collegamenti tra la Marca e Padova crebbe con il tempo in importanza la via di Mestre, per altro essenziale in epoca medievale per il controllo politico-militare dei propri domini meridionali da parte del comune e della signoria trevigiane. A Mestre l’incrocio dei Quattro Cantoni era ed è il punto da dove, assieme alla Castellana per Castelfranco, parte la strada del Terraglio per Treviso. Nel Medioevo terragli erano le vie costituite da terrapieni realizzati con i materiali di riporto dello scavo di fossati; ed effettivamente due fosse fiancheggiavano per l’intero percorso la nostra strada. La documentazione più antica sul Terraglio risale al Duecento – la prima menzione con questo nome è del 1315 -. Quello attuale ha un andamento in massima parte rettilineo, con rare curve. È il risultato di più interventi, specialmente ottocenteschi, che mediante rettifili hanno conferito nel tempo regolarità di percorso ad una via in origine piuttosto tortuosa. Risulta anzi nel tratto terminale verso Mestre un più antico tracciato, il “Terraglio vecchio” o “Terraggetto”, citato in un atto del 1235 e nuovamente nel 1423, che a est del “Terraglio nuovo” attraversava prima il bosco comunale di Carpenedo e poi la via Trezzo all’altezza dell’odierna via Malvolti. Il Terraglio assunse precocemente importanza per il gran volume di traffici, regionali e internazionali, che lo percorrevano: vi corrispondeva uno delle principali direttrici commerciali con il Tirolo e la Germania; è significativo che la parte di Mestre allo sbocco della via fosse denominata Borgo dei tedeschi.

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